Nuoro – Dieci specie acquatiche, sinora sconosciute, nella fauna delle gole del Montalbo. Si tratta di crostacei (piccoli gamberetti), di cui l’esemplare più grande non supera i due centimetri di lunghezza. Sono unici al mondo. E ciò aggiunge valore sia alla scoperta, sia agli elementi della biodiversità che vi si contiene all’interno di queste specie.

L’incontro sul parco di Tepilora e il Montalbo (foto S.Meloni)
LO STUDIO – La scoperta è stata fatta durante il progetto di ricerca scientifica, finanziato dal Parco di Tepilora che ha coinvolto nello specifico la riserva di Biosfera MaB Unesco di Tepilora, Rio Posada e Montalbo. Allo studio hanno preso parte la Libera università di Bruxelles, l’associazione Phreatich, con i suoi speleologi, insieme ad altri tecnici in biologia, scienze naturali e geologia.

Esplorazione delle acque carsiche del Montalbo
LA PRESENTAZIONE – I lavori sono stati introdotti questa mattina, nella sala consiliare del Comune di Nuoro, dai saluti del sindaco Emiliano Fenu, a cui sono seguiti gli interventi del presidente della Provincia, Giuseppe Ciccolini, del presidente del Parco di Tepilora, Martino Sanna, di Angelo Naseddu, che guida la Federazione speleologica sarda.
La relazione tecnica è stata affidata al Andrea Marassich, presidente di Phreatich, sul tema “Il territorio e il monitoraggio”. Relazione preceduta da un video-documentario sulla ricerca speleologica in grotta. Ha presenziato anche l’università belga, con il professor Fabio Stoch, collegato da Roma. Prima di chiudere con un’altra relazione, affidata al geologo nuorese Francesco Murgia (componente dell’assemblea del Parco di Tepilora), che ha parlato di “Ricerca e tutela sugli ecosistemi sotterranei”, anche in una prospettiva d’impiego razionale di quel patrimonio naturalistico.

L’incontro sul parco di Tepilora e il Montalbo (foto S.Meloni)
I DETTAGLI DELLA SCOPERTA – Il progetto nelle viscere del Montalbo è andato avanti per due anni. Caratterizzato dallo studio dei corsi d’acqua, tra la riserva carsica di “Sa Conca ‘e Locoli” e la sorgente di “Fruncu ‘e Oche”.

Esplorazione delle acque carsiche del Montalbo
Durante l’illustrazione in municipio, le considerazioni di tecnici e responsabili delle associazioni coinvolte hanno puntato l’attenzione sull’importanza della collaborazione tra speleologi e istituti di ricerca: «Questo perché non solo ha portato a nuove conoscenze, nel campo delle scienze naturali – ha evidenziato Murgia – ma anche perché ha permesso di aprire una nuova strada, basata sulla genomica, per condurre analisi più veloci e meno invasive sullo stato ambientale dei nostri territori».

Esplorazione delle acque carsiche del Montalbo
Quale sia stata la molla che ha portato il Parco di Tepilora a sposare l’idea dell’iniziativa, l’ha detto il suo presidente, Sanna, che coordina la Riserva di Biosfera MaB Unesco di Tepilora, Rio Posada e Montalbo: «Ci abbiamo creduto sin dall’inizi, perché conoscere le nostre acque carsiche, significa mettere al posto giusto i pezzi del puzzle evolutivo del Mediterraneo. E, insieme – ha aggiunto – della ricca biodiversità che ancora si conserva nelle cavità del Montalbo. Proprio le scoperte fatte durante quest’attività di ricerca – ha concluso Sanna – ci raccontano quanto ancora ci sia da analizzare e ricercare in Sardegna».
