NUORO – Ci sono belle notizie che vale la pena raccontare. Qualcuno penserà che siano gesti naturali, ma spesso non lo sono affatto; e anche quando lo sono, meritano spazio. Sebbene non vi sia l’obbligo di leggere queste cronache, il cronista ha il dovere di raccontarle: sapere che esistono ancora persone dotate di empatia e onestà sono sentimenti che rigenerano.
LO SMARRIMENTO – La storia inizia lunedì mattina. Salvatore Bruno, 84 anni, ispettore di Polizia in pensione, si reca alla “casetta dell’acqua” in via Porrino, dietro l’elisuperficie dell’ospedale San Francesco. Una volta tornato a casa, si accorge di aver smarrito il portafoglio. Il rammarico non è tanto per i 210 euro contenuti all’interno, spiega, quanto per i documenti. Messosi l’animo in pace, si presenta in Questura per la denuncia, ma i suoi “ex” colleghi gli suggeriscono di andare prima in banca per bloccare le carte, onde evitare che qualche malintenzionato possa approfittarne.
IL RITROVAMENTO SULLA LINEA 1 D – Nanni Cadinu, 53 anni, originario di Mamoiada e autista ATP dal 1996, in quel momento è di turno sulla linea 1 D, il “postalino” che serve proprio quella zona. «A un certo punto, mentre passavo, vedo un oggetto per terra – racconta – ho immaginato fosse un portafoglio, così ho messo in sosta l’autobus il tempo necessario per raccoglierlo». Finito il turno, Nanni cerca un indizio per risalire al proprietario e trova un foglio con un numero di telefono.
IL PONTE TRA NUORO E BRUXELLES . L’autista digita il numero: appartiene al figlio del signor Salvatore, che di professione fa il magistrato a Bruxelles. Quest’ultimo contatta immediatamente il proprio figlio (nipote di Bruno), uno studente universitario, che fa da tramite tra l’autista e il nonno. Grazie a questa catena, già nel pomeriggio il portafoglio è nelle mani del proprietario. Nanni, con i suoi occhi grandi e un sorriso empatico, si limita a dire: «Ho fatto solo il mio dovere».
L’ELOGIO AL DIRETTORE – L’ex ispettore Bruno, che nella sua vita ne ha visto sicuramente tante, non vuole però che la vicenda finisca lì. Il giorno dopo si reca dal direttore dell’ATP, Mauro Piras, per raccontare tutto: «Perché un ragazzo così onesto merita comunque un elogio». Nanni quasi si vergogna che la storia finisca sui giornali: «Fosse per me non avrei detto niente». Ma il signor Bruno ha fatto bene a insistere. Noi abbiamo solo rispettato il suo volere: raccontare una bella storia che, ogni tanto, ci vuole.
