Nuoro. Al museo MAN la lezione di Pellizza da Volpedo nel segno di Antonio Ballero

Salvatore

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Nuoro. Al museo MAN la lezione di Pellizza da Volpedo nel segno di Antonio Ballero

martedì 10 Febbraio 2026 - 16:19
Nuoro. Al museo MAN la lezione di Pellizza da Volpedo nel segno di Antonio Ballero

Pellizza Da Volpedo e Ballero

NUORO – Un’amicizia elettiva, un fitto carteggio e una vocazione condivisa per il paesaggio e la luce. Il museo MAN di via Sebastiano Satta inaugura, dal 13 marzo al 14 giugno 2026, la mostra dal titolo “Pellizza e Ballero. La divina luce“. Il progetto espositivo inedito mira a ricostruire, per la prima volta, il legame intellettuale e artistico tra Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) e il nuorese Antonio Ballero (1864-1932). L’iniziativa, curata da Chiara Gatti con il coordinamento di Rita Moro e la consulenza scientifica di Gabriella Belli, massima esperta di Divisionismo, mette in luce come il maestro piemontese abbia guidato Ballero verso il superamento del verismo di matrice macchiaiola in favore delle sperimentazioni scientifiche sul colore “diviso”.
Il ponte tra l’isola e il continente – Antonio Ballero, figura centrale nel traghettare la pittura sarda verso la modernità, trovò in Pellizza un interlocutore privilegiato. Il dialogo tra i due, documentato da lettere scambiate tra il 1904 e il 1907, rivela la profonda stima del padre del Quarto Stato verso l’artista isolano. Proprio nel 1904, in occasione della cinquantunesima Esposizione della Società delle Belle Arti di Genova, Pellizza lodò le opere di Ballero definendole una vera “rivelazione”. Tale vicinanza ideale permise alla ricerca di Ballero di maturare non solo sotto il profilo estetico, ma anche verso contenuti sociali più incisivi.
La tecnica al servizio dell’emozione – Il percorso espositivo analizza l’evoluzione tecnica di Ballero. Se nelle opere giovanili, come Paesaggio con alberi (1890), è evidente il debito verso il tonalismo di Corot, tele successive come Mattino di Marzo (1903) o L’appello serale (1904) segnano l’approdo al Divisionismo. Seguendo le orme di Pellizza e le teorie di Grubicy, Ballero adottò la scomposizione cromatica in piccole tacche per ottenere una luminosità vibrante, pur mantenendo una libertà esecutiva che evitava il rigore accademico. Per Ballero, il Divisionismo non doveva essere un “partito preso”, ma un mezzo per tradurre le infinite varianti della natura.
Il destino degli umili e l’impegno sociale – Oltre alla tecnica, a unire i due artisti è l’attenzione verso il mondo dei vinti. Entrambi hanno saputo ritrarre figure misere e solenni: dai genitori di Pellizza ai pastori nuoresi di Ballero, inseriti in orizzonti rurali carichi di una «demoniaca tristezza». Il progetto mette a confronto opere emblematiche come l’epico Idillio primaverile di Pellizza con Badde Manna (1903) di Ballero, evidenziando una comune sensibilità nel narrare lo scorrere del tempo e il senso del sacro nella quotidianità.
In un’epoca segnata da forti tensioni, come l’eccidio di Buggerru del 1904 o gli scioperi cagliaritani del 1906, l’arte di Ballero e Pellizza si fece militante. Se il Quarto Stato rimane il manifesto universale della lotta di classe, Ballero sostenne con forza la necessità di un’arte che sapesse «santificare e glorificare» il lavoro del popolo. La mostra al MAN restituisce così l’immagine di un’Italia in bilico tra tradizione e modernità, unita da un linguaggio pittorico che divenne strumento di dignità e riscatto sociale (S.NOVELLU).

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