Riclassificazione comuni montani: la Sardegna non ci stà

Salvatore

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Riclassificazione comuni montani: la Sardegna non ci stà

sabato 07 Febbraio 2026 - 09:38
Riclassificazione comuni montani: la Sardegna non ci stà

Scano Montiferro, uno dei centri a rischio declassamento (foto S.Novellu)

La Regione Sardegna ha espresso ufficialmente il proprio dissenso in Conferenza Unificata riguardo alla proposta di DPCM sulla riclassificazione dei comuni montani. La decisione nasce dalla contestazione di un metodo di valutazione ritenuto inadeguato e suscettibile di creare profondi squilibri territoriali, con esiti giudicati non equi per le realtà isolane.
E CRITICHE A PROVVEDIMENTO – Secondo l’assessore degli Enti locali, finanze e urbanistica, Francesco Spanedda, i criteri scelti dal Governo sono eccessivamente semplificati. La classificazione attuale si basa prevalentemente su parametri di altitudine e pendenza, trascurando elementi fondamentali come la collocazione effettiva dei centri urbani, l’accessibilità stradale e la distribuzione delle attività produttive. Questa impostazione, sottolinea l’Assessore, produce risultati paradossali che non riflettono il reale svantaggio vissuto dalle comunità delle aree interne e insulari. Il rischio è che la complessità dei territori — definita da fragilità demografica, carenze infrastrutturali e difficoltà di accesso ai servizi essenziali — venga ridotta a una puramente statistica “logica numerica”.
FONDI E SERVIZI A RISCHIO – L’applicazione dei nuovi criteri comporterebbe per la Sardegna una riduzione drastica del numero di comuni riconosciuti come “montani”. Le ripercussioni sarebbero immediate e pesanti su diversi fronti: Risorse finanziarie (limitazione dell’accesso ai fondi nazionali, con particolare riferimento al FOSMIT  – Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane); Servizi di base (possibili tagli o ridimensionamenti nei settori della sanità e dell’istruzione); Contrasto allo spopolamento (indebolimento delle politiche strutturali necessarie per mantenere vive le comunità locali).
UNA LEGGE REGIONALE – Nonostante il Governo possa procedere autonomamente all’emanazione del DPCM, la Sardegna ha scelto di mantenere una posizione di fermezza a tutela delle proprie specificità. L’amministrazione regionale ha già annunciato le prossime mosse: Dialogo con il territorio (avvio di un confronto diretto con i comuni interessati per mappare le criticità e raccogliere proposte); Misure compensative (Valutazione di interventi per sostenere i comuni che rischiano l’esclusione, garantendo la continuità dei servizi e l’accesso alle risorse); Riforma legislativa (È in corso una riflessione con il Consiglio regionale per la stesura di una legge regionale sulla montagna che riconosca organicamente le aree interne e rafforzi i programmi di sostegno).
La posizione della Sardegna, condivisa con altre regioni, punta a ottenere una classificazione basata su criteri geomorfologici, socio-economici e di accessibilità più aderenti alla realtà. Come ribadito da Spanedda, l’obiettivo rimane la difesa di una visione di giustizia territoriale che garantisca a ogni comunità i medesimi diritti e opportunità di sviluppo.

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