NUORO – La tensione nel mondo dell’istruzione sarda raggiunge il punto di rottura. Questa mattina, a partire dalle ore 10:00, i sindacati e il personale scolastico si sono riuniti in un’assemblea unitaria davanti all’Istituto Magistrale di Nuoro per protestare contro la scure del dimensionamento scolastico e l’esclusione dell’Isola dai nuovi finanziamenti statali. La mobilitazione, che vedrà un secondo atto alle ore 11:00 con un presidio davanti alla Prefettura, punta il dito contro le recenti decisioni del Governo centrale.
Sotto accusa è in particolare l’articolo 19 del nuovo Decreto PNRR, attualmente in fase di pubblicazione. Secondo quanto denunciato dall’assessora regionale della Pubblica Istruzione, Ilaria Portas, la Sardegna rischierebbe di rimanere esclusa dai fondi destinati al personale docente e ATA. Il motivo risiederebbe nella mancata adozione autonoma del piano di dimensionamento deciso da Roma, una scelta che ha già portato negli ultimi tre anni all’accorpamento di 38 autonomie scolastiche, a cui se ne sono aggiunte altre 9 quest’anno per mano di un commissario ministeriale.
“Il Governo avrebbe deciso di danneggiare ulteriormente gli studenti”, ha dichiarato duramente l’assessora Portas. “Non consentire alle autonomie sarde di accedere a queste risorse significa penalizzare ragazze e ragazzi, che non potranno usufruire di servizi essenziali per il funzionamento del sistema scuola”.
La protesta odierna a Nuoro mette in luce il malcontento per la perdita complessiva di 47 autonomie in quattro anni, un taglio che sta ridisegnando la geografia dell’istruzione nell’Isola senza tenere conto delle specificità territoriali e dell’orografia sarda. L’esclusione dalle risorse per il personale metterebbe in crisi la gestione quotidiana dei plessi, soprattutto nelle zone interne, dove il presidio scolastico rappresenta spesso l’ultimo baluardo dello Stato contro lo spopolamento.
I sindacati, durante il presidio che si sposterà verso la Prefettura, chiederanno un intervento immediato per sbloccare i fondi e rivedere i criteri di calcolo per le regioni a statuto speciale, ribadendo che non è possibile fare cassa sul diritto allo studio.
