Il Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica: “Dal 1° marzo i presìdi delle aree interne rischiano la chiusura per la fine dei contratti esterni”.
“La Sardegna è davanti a una crisi sanitaria che può trasformarsi in tempi rapidissimi in paralisi operativa dell’emergenza-urgenza in numerosi presìdi, soprattutto nelle aree interne”. Questa la denuncia del Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica (CCSSP), che segnala il progressivo esaurimento del modello basato sui medici cosiddetti ‘a gettone’.
Il sistema è oggi reso ancora più fragile dalla stretta nazionale sui rinnovi e dalle normative che restringono drasticamente le esternalizzazioni, le proroghe e il ricorso a contratti esterni. In diversi territori la data critica è già segnata sul calendario: il 1° marzo. Con la conclusione dei contratti che hanno garantito turni e coperture fino a febbraio, il rischio concreto è che l’emergenza-urgenza vada incontro a scoperture improvvise, in assenza di un piano transitorio operativo.
L’EMERGENZA – Negli ultimi mesi, una parte rilevante della copertura di pronto soccorso e punti di primo intervento è stata garantita tramite contratti esterni attivati dalle ASL nell’ambito di procedure centralizzate ARES, con importi complessivi nell’ordine di diversi milioni di euro. Il CCSSP collega la crisi dell’emergenza-urgenza a quella della sanità territoriale: centinaia di sedi di medicina generale risultano vacanti e centinaia di migliaia di cittadini vivono senza medico di famiglia. Il risultato è visibile nei pronto soccorso sovraccarichi, nelle ambulanze bloccate e in attese non compatibili con un sistema pubblico.
LE RICHIESTE ALLA REGIONE – Tra le possibili alternative, il Coordinamento richiama l’Ordine del Giorno n. 50/XVII, approvato dal Consiglio regionale della Sardegna l’11 agosto 2025. L’atto impegna la Giunta ad attivare un canale straordinario di reclutamento attraverso collaborazioni internazionali per la fornitura di servizi medici e sanitari. Nello specifico, la richiesta è di un piano transitorio operativo per garantire la continuità nei presìdi più esposti, una scelta esplicita sulla strada da seguire (attuazione dell’ODG 50/XVII o alternativa equivalente), chiarezza su reclutamento, destinazione e integrazione del personale e la difesa dell’articolo 32. “Non siamo numeri, siamo persone: chi vive nelle zone interne, chi non ha un medico di famiglia, chi attraversa l’Isola per un’urgenza. La sanità pubblica non può reggersi su soluzioni tampone fino al collasso: l’articolo 32 della Costituzione non ammette territori di serie B”, dichiara Alessandro Rosas, Coordinatore del CCSSP. Rosas aggiunge che il Coordinamento continuerà a informare cittadini e stampa e a sostenere iniziative pubbliche nei territori fino all’ottenimento di atti e risultati certi.
