Sarebbe imminente la trasformazione del panorama carcerario sardo secondo il piano del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che entrerà nella fase operativa già dal prossimo marzo.
Il progetto prevede il trasferimento di 32 esponenti di spicco della criminalità organizzata presso l’istituto penitenziario di Badu ’e Carros, a Nuoro, dove sono già in corso i lavori per la creazione di nuove celle di isolamento. Questa operazione rientra in una strategia nazionale più ampia che punta a fare della Sardegna un polo di riferimento per il regime di carcere duro, coinvolgendo anche le strutture di Bancali a Sassari e Uta a Cagliari. I dati tecnici della riorganizzazione indicano che a Badu ’e Carros sono previsti 32 detenuti con lavori in corso, a Bancali circa 92 detenuti in una struttura già operativa, e a Uta circa 92 detenuti in un istituto attualmente in fase di conversione.
L’ATTACCO POLITICO – L’accelerazione del piano (voce non confermata dal Governo ma certa) ha scatenato un’immediata bufera politica con il durissimo attacco del deputato sardo del M5S, Mario Perantoni, il quale ha accusato il Governo e il centrodestra regionale di aver mentito ai cittadini per mesi, negando l’esistenza di un piano concreto. Perantoni ha dichiarato che la Sardegna viene trattata come la “Cayenna d’Italia” senza alcun coinvolgimento delle istituzioni locali, mettendo in dubbio la legittimità stessa della riforma della giustizia proposta dalla maggioranza. Nonostante le conferme arrivate dai documenti ministeriali che prevedono l’arrivo complessivo di circa 240 capi malavitosi nell’isola, il Ministero della GIustizia mantiene un profilo basso, definendo la questione non prioritaria nell’agenda del giorno. La tensione resta tuttavia altissima, con le opposizioni che chiedono trasparenza su una scelta che impatterà profondamente sulla gestione della sicurezza nel territorio sardo.
