41 bis. Dopo il tradimento del Governo Todde chiama i sardi alla mobilitazione

Salvatore

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41 bis. Dopo il tradimento del Governo Todde chiama i sardi alla mobilitazione

mercoledì 04 Febbraio 2026 - 18:39
41 bis.  Dopo il tradimento del Governo Todde chiama i sardi alla mobilitazione

La presidente della Regione Alessandra Todde (foto S.Novellu)

Dopo aver appreso dell’imminente arrivo, nel prossimo mese di marzo, dei 30 boss a regime 41 bis, la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, torna sulla questione della destinazione delle carceri di Badu ‘e Carros, Uta e Bancali a strutture destinate a uso esclusivo del regime di 41-bis. Attraverso una comunicazione ufficiale indirizzata ai cittadini, la Presidente ha denunciato il mancato coinvolgimento delle istituzioni regionali in una scelta che rischia di trasformare radicalmente il volto dell’isola.

Nonostante le rassicurazioni ricevute nel settembre 2025 dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio – il quale aveva garantito che nessuna decisione sarebbe stata presa unilateralmente – i fatti, poi, hanno preso una direzione opposta. Il verbale della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre scorso confermerebbe infatti l’esistenza di un piano preciso: l’informativa del Sottosegretario Delmastro indica la Sardegna come sede privilegiata per la detenzione speciale, con sette carceri dedicate in Italia preferibilmente localizzate nelle aree insulari. Per la Sardegna, il piano prevede un incremento dei posti del 20% rispetto alle stime iniziali, portando a circa 240 il numero dei detenuti sottoposti al carcere duro, cifra che rappresenterebbe oltre un terzo dell’intera popolazione nazionale in regime di 41-bis. Le ricadute paventate dalla Giunta regionale sono molteplici e toccano pilastri fondamentali come l’economia, la sicurezza dei territori e la sanità pubblica, i cui costi per i detenuti speciali ricadrebbero sul sistema regionale finanziato dai sardi. Inoltre, la trasformazione di queste strutture penalizzerebbe l’esecuzione penale ordinaria, costringendo i detenuti sardi comuni a scontare le pene fuori dall’isola, lontano dalle proprie famiglie.

La Presidente Todde ha respinto con forza le accuse di strumentalizzazione politica ricevute nei mesi scorsi, ribadendo che i documenti ufficiali dimostrano la fondatezza delle preoccupazioni espresse sin dal giugno 2025. «Non possiamo accettare che la Sardegna venga trasformata in un’isola carcere», ha dichiarato, lanciando un appello alla mobilitazione collettiva affinché i sardi facciano sentire la propria voce per rivendicare il diritto di scegliere autonomamente il proprio destino.

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