NUORO – Le vecchie bande del banditismo sardo non sono scomparse, al contrario, si sono evolute, riorganizzate e armate con equipaggiamenti da guerra, adottando metodi che ricalcano in tutto e per tutto quelli delle associazioni mafiose. È una fotografia nitida e preoccupante quella scattata dal procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, nel corso del suo intervento durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, tenutasi il 31 gennaio nel capoluogo sardo.
La riorganizzazione criminale – Secondo l’analisi del magistrato, è ormai “ampiamente acclarato” che i gruppi criminali storici, radicati in particolare in Barbagia, nel Goceano e in Ogliastra, sono ben lontani dall’essere dissolti. Queste organizzazioni si sono dotate di esplosivi e armi ad alto potenziale per perpetrare assalti a portavalori, caveau, uffici postali e sportelli bancomat. A queste attività predatorie si affianca il controllo del narcotraffico e la gestione di piantagioni di marijuana, un fenomeno descritto come in costante crescita per estensione.
Il metodo mafioso e l’articolo 416 bis – Patronaggio ha definito “sbrigative” le affermazioni che negano la presenza di associazioni mafiose, sia autoctone che importate, nell’isola. La pericolosità delle bande attuali risiede proprio nel modus operandi: agiscono secondo le modalità dell’articolo 416 bis del Codice penale, sfruttando l’intimidazione diffusa sul territorio per generare assoggettamento e omertà. Una violenza che si manifesta anche attraverso gli attentati alle principali reti viarie della regione.
Operatività oltre i confini: il caso di via Aurelia – Il raggio d’azione della criminalità sarda non si limita ai confini regionali. Il procuratore ha citato come esempio la grave rapina avvenuta il 28 marzo 2025 sulla via Aurelia, in Toscana. Per quell’episodio, la procura di Livorno ha emesso misure cautelari nei confronti di 11 soggetti, tutti provenienti dal Nuorese, a conferma della mobilità e della capacità operativa di queste batterie.
I rischi per l’economia: energie rinnovabili e turismo – Un capitolo cruciale della relazione ha riguardato le infiltrazioni nell’economia legale. La Sardegna offre grandi opportunità di investimento – dal turismo alla ristorazione, fino alle energie rinnovabili e ai metalli rari – che rischiano di diventare oggetto di reinvestimento per i capitali illeciti delle mafie tradizionali del continente. Patronaggio non esclude “convergenze di illeciti interessi” tra lobby, professionisti insospettabili, colletti bianchi ed esponenti mafiosi. Un dato confermato dai sequestri e dalle confische che le DDA (Direzioni Distrettuali Antimafia) e i tribunali della Campania e della Calabria hanno eseguito in questi anni proprio in territorio sardo.
Faide, anarchici e odio online – A completare il quadro criminale restano il fenomeno delle faide, alimentato dal “falso mito dell’uomo balente“, e la presenza di gruppi anarcoidi e antagonisti. Infine, desta particolare allarme l’attività sul web: sono stati individuati soggetti che inneggiano a teorie suprematiste, razziste e neonaziste, con una “sorprendente presenza attiva” di minori.
