Giorno della Memoria: Nuoro ricorda gli IMI sardi e celebra il coraggio di Cabras e Lorrai

Salvatore

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Giorno della Memoria: Nuoro ricorda gli IMI sardi e celebra il coraggio di Cabras e Lorrai

mercoledì 28 Gennaio 2026 - 05:00
Giorno della Memoria: Nuoro ricorda gli IMI sardi e celebra il coraggio di Cabras e Lorrai

Giuseppe Carlo Cabras con la medaglia del nonno (foto S.Novellu)

Il prefetto Nigro ha consegnato le Medaglie d’Onore alla memoria dei militari Giuseppe Maria Cabras e Giovanni Andrea Lorrai, internati nei lager nazisti dopo il rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò


LE IMMAGINI:
NUORO – «La memoria non deve essere solo un esercizio cerebrale, ma un impegno civico quotidiano». Con queste parole il prefetto di Nuoro, Alessandra Nigro, ha aperto ieri mattina le celebrazioni del Giorno della Memoria, ricordando il 27 gennaio 1945 come il momento in cui il mondo aprì gli occhi sull’orrore di Auschwitz e degli altri campi di sterminio nazisti. In una sala gremita, il racconto del passato si è intrecciato con il presente attraverso la consegna delle Medaglie d’Onore della Presidenza del Consiglio dei Ministri ai due militari sardi: Giuseppe Maria Cabras e Giovanni Andrea Lorrai, che vissero l’esperienza dei campi di prigionia nazisti per essersi rifiutati di aderire al regime nazifascista.

Giuseppe e Andrea Lorrai col sindaco Ennio Erba (foto S.Novellu)

Giuseppe e Andrea Lorrai col sindaco Ennio Erba (foto S.Novellu)

UN IMPEGNO PER 365 GIORNI – Nel suo discorso, il prefetto Nigro ha rivolto un monito vibrante soprattutto ai giovani: «L’odio chiama odio, la guerra chiama la guerra. La vita è sacra e va difesa ogni giorno nelle piccole cose». Citando il presidente Mattarella, ha esortato la comunità a non limitare il ricordo alla sola data odierna, ma a trasformarlo in una responsabilità costante contro l’indifferenza e la violenza che ancora oggi scuotono le cronache.

Le medaglie di Lorrai e Cabras (foto S.Novellu)

Le medaglie di Lorrai e Cabras (foto S.Novellu)

I 6500 DIMENTICATI –  A dare profondità storica alla cerimonia è stato l’intervento della studiosa Marina Moncelsi, presidente dell’ISTASAC (Istituto per la Storia dell’antifascismo e dell’Età contemporanea nella Sardegna Centrale) nonché membro del Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, la quale ha inquadrato le figure di Cabras e Lorrai nella complessa categoria degli IMI (Internati Militari Italiani). «Quella degli IMI fu una resistenza disarmata» ha spiegato Moncelsi. «Dopo l’8 settembre 1943, 650.000 soldati italiani rifiutarono di combattere per Mussolini e Hitler. Se avessero ceduto, la storia della nostra Liberazione sarebbe stata diversa, in quanto se avessero aderito in forze alla Repubblica sociale, l’avrebbero resa una potenza». La Storica ha ricordato, poi, che i militari sardi identificati tra gli IMI italiani furono circa 6500 e subirono anch’essi, come Lorrai e Cabras, la deportazione nei lager; a loro si aggiungono numerosi civili a cui venne sequestrato il passaporto per impedirne il rientro in patria.

La famiglia Cabras col Prefetto (foto S.Novellu)

La famiglia Cabras col Prefetto (foto S.Novellu)

GIUSEPPE CABRAS – Nato a Bono, Cabras ha vissuto la prigionia in Germania, tra fame e gelo, sin dalla giovane età di 19 anni, portando nel cuore quel “No” che avrebbe segnato tutta la sua vita. Tornato in Sardegna, scelse la divisa dell’Arma dei Carabinieri, servendo lo Stato con onore nel Nuorese e in Baronia Nuoro durante gli anni difficili del banditismo. Il figlio Mario e il nipote dodicenne Giuseppe Carlo ne hanno ricordato la figura e il carattere calmo e il rispetto assoluto per il giuramento prestato: «Per lui la parola data valeva quanto uno scritto».

La famiglia Lorrai col Prefetto (foto S.Novellu)

La famiglia Lorrai col Prefetto (foto S.Novellu)

GIOVANNI ANTONIO LORRAI – La medaglia alla memoria di Giovanni Antonio Lorrai, originario di Urzulei, è stata ritirata dal figlio Giuseppe e dal nipote Andrea. Soldato del genio minatori, Lorrai fu deportato nello Stalag VI-D di Dortmund, un campo caratterizzato da tassi di mortalità altissimi. Nonostante le durissime condizioni che gli causarono danni permanenti ai polmoni, Lorrai tornò alla vita civile lavorando con umiltà come agricoltore e cantoniere. «Un uomo semplice e straordinario – ha sottolineato il nipote – che ha scelto la coerenza morale pur consapevole delle conseguenze».

Le famiglie Cabras e Lorrai col Prefetto (foto S.Novellu)

Le famiglie Cabras e Lorrai col Prefetto (foto S.Novellu)

Un germoglio per il futuro – La cerimonia si è conclusa con l’invito del prefetto a non dimenticare queste storie del nostro sofferto passato o nella velocità dei social. Oggi, la memoria di Cabras e Lorrai non appartiene più solo alle loro famiglie, ma diventa patrimonio collettivo della Sardegna e del mondo intero. (S.N.)

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