La crisi della sanità nel cuore della Sardegna travalica i confini nazionali e approda ufficialmente sui tavoli delle istituzioni europee. Con un atto di accusa senza precedenti, il gruppo “Allerta in Barbagia” ha deciso di scavalcare i referenti istituzionali regionali per investire direttamente della questione la Corte Europea del Malato, la Commissione Europea e il Parlamento Europeo. Il documento inviato, intitolato “Manuale di Sopravvivenza nella Sanità Sarda – Livello Estremo“, è una denuncia durissima firmata dalla referente Pina Cui che descrive il territorio come una “periferia sanitaria dell’Europa” dove i diritti dei cittadini non sono solo sospesi, ma “archiviati con disinvoltura”.
Il dossier scatta una fotografia spietata di una realtà che sembra uscita da un racconto distopico. Al centro della protesta c’è l’area sanitaria del San Camillo di Sorgono, ridotto, secondo i firmatari, a una sorta di “area di sosta sanitaria” o “deposito bagagli”. Qui, i pazienti verrebbero “parcheggiati” in attesa che altri ospedali decidano di accoglierli, in un contesto dove mancano pediatri, anestesisti h24 e dove la Radiologia è soggetta a linee internet “ballerine” e carenza cronica di medici. La denuncia sottolinea come persino la dignità post-mortem sia a rischio, con famiglie costrette ad attendere ore per trovare un medico che certifichi un decesso.
Non meno critica è la situazione dell’ospedale San Francesco di Nuoro, descritto come un hub in costante stato di affanno. Il documento segnala pronto soccorso al collasso, oncologia sottorganico e liste d’attesa definite “geologiche”, dove prenotare una visita specialistica tramite CUP viene paragonato a un’esperienza spirituale piuttosto che a un servizio garantito.
“Non è un racconto distopico, ma la fotografia fedele di un territorio dove i diritti essenziali oscillano tra la teoria e la scomparsa”, si legge nel testo inviato per conoscenza anche alla premier Giorgia Meloni e alla presidente regionale Alessandra Todde. Il gruppo “Allerta in Barbagia” contesta duramente la giustificazione del “non ci sono medici”, chiedendo conto delle azioni concrete (o della loro assenza) per rendere il sistema pubblico attrattivo per i professionisti e per garantire i LEA nelle aree interne.
La richiesta formale inviata a Bruxelles è netta: una verifica urgente da parte degli organismi europei competenti, accertamenti sul rispetto dei diritti fondamentali e misure correttive immediate. “È vergognoso che in Barbagia non possiamo vivere, curarci e neanche morire con dignità”, conclude la nota, trasformando quello che era un malessere locale in un caso diplomatico e civile di rilevanza comunitaria.
