Marcia della Pace a Macomer: istituzioni e fedeli uniti per il disarmo

Salvatore

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Marcia della Pace a Macomer: istituzioni e fedeli uniti per il disarmo

lunedì 19 Gennaio 2026 - 08:40
Marcia della Pace a Macomer: istituzioni e fedeli uniti per il disarmo

Macomer, marcia per la pace 2026

MACOMER – Una folla silenziosa ma determinata ha attraversato ieri le strade di Macomer per la XXXIX Marcia della Pace. Erano circa in mille, giunti da ogni parte dell’isola, per rispondere all’appello lanciato dalla Caritas Sardegna e dalla diocesi di Alghero-Bosa. Sotto il tema «La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante», la manifestazione ha trasformato il centro del Marghine nel cuore pulsante del dialogo regionale.

Macomer, marcia per la pace 2026

Macomer, marcia per la pace 2026

Il cammino tra preghiera e riflessione – Il raduno è iniziato alle ore 15 presso la chiesa della Beata Vergine Maria Regina delle Missioni. Da lì, il corteo è partito intorno alle 15:30 snodandosi lungo un itinerario che ha toccato via Toscana, piazza sant’Antonio, via Gramsci e via Castelsardo, proseguendo poi verso via Emilio Lussu, viale Pietro Nenni e viale sant’Antonio. Il serpentone colorato ha poi raggiunto via Umbria e piazza Italia, per fare infine ritorno in via Emilia. Tra le bandiere arcobaleno e i canti, spiccava la presenza di numerose associazioni di volontariato, esponenti delle istituzioni e rappresentanti delle forze dell’ordine. «Non dobbiamo fare finta di niente», ha dichiarato Piero Comandini per la presidenza del consiglio regionale, presente all’evento. «Questa marcia rappresenta un momento fondamentale per riflettere su ciò che accade intorno a noi».

La messa dopo la marcia per la pace

La messa dopo la marcia per la pace

A guidare la marcia sono stati i massimi esponenti della Chiesa sarda, tra cui monsignor Mauro Maria Morfino, vescovo di Alghero-Bosa, e monsignor Antonello Mura, presidente della Conferenza Episcopale Sarda, l’arcivescovo di Oristano, monsignor Roberto Carboni (che è anche vescovo di Ales-Terralba), e monsignor Corrado Melis, a capo della diocesi di Ozieri, l momento più suggestivo si è vissuto al termine del percorso, con la veglia di preghiera presieduta dal cardinale Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Isfahan dei Latini. Giunto dall’Iran, il cardinale ha portato una testimonianza diretta di chi vive quotidianamente in terre segnate da tensioni internazionali. «Siamo chiamati a essere portatori di vita e di pace», ha sottolineato il cardinale Mathieu. «Dobbiamo metterci in moto per credere che un mondo migliore sia possibile ovunque, perché in ogni uomo risiede qualcosa di buono e di bello».

Mons. Carboni, card. Mathieu e il pres. Comandini

Mons. Carboni, card. Mathieu e il pres. Comandini

Presenti anche numerosi sindaci del territorio, tra i quali anche il primo cittadino di Macomer Riccardo Uda e il presidente del consiglio regionale Piero Comandini: «”L’errore politico più grande che possiamo commettere – ha detto il Presidente – è quello di considerare l’orrore che sta accadendo intorno a noi come qualcosa di normale ed inevitabile. La pace si disarma continuando a chiedere il cessate il fuoco, il rispetto dei civili, a richiamare le norme del diritto internazionale, continuando a restare umani.
Anche per questo sono importanti iniziative come la Marcia della Pace di oggi… non è facile parlare del valore e dell’importanza della pace in territori che continuano ad essere martoriati dalle bombe. Ma da Macomer, dalla Sardegna, dobbiamo far sentire forte la nostra voce, rivendicare una pace vera e non rassegnarci alla logica della sopraffazione del più forte, della prevaricazione del più ricco e potente nei confronti del più indifeso».
Un messaggio di speranza – La manifestazione si è conclusa con l’impegno solenne a non rassegnarsi alla logica della violenza. Come ricordato durante le riflessioni finali, la pace non è solo assenza di guerra, ma una scelta quotidiana di giustizia e legalità. Macomer, per un giorno, è diventata il simbolo di una Sardegna che non vuole restare indifferente di fronte ai conflitti globali, chiedendo a gran voce che il disarmo parta innanzitutto dal cuore degli uomini. (S.NOVELLU)

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