Con l’esecuzione delle misure cautelari scattate all’alba di oggi, si è delineato il quadro dei soggetti finiti al centro della maxi-inchiesta sulla piantagione di Orani, una delle più vaste mai sequestrate sul territorio nazionale. Le porte del carcere di Badu ‘e Carros si sono aperte per quattro indagati, ritenuti a vario titolo responsabili della gestione del sito e della complessa filiera produttiva della marijuana. I nomi dei destinatari del provvedimento restrittivo sono Gonario Morittu e Pietro Noli, entrambi residenti a Orani, Fabiano Benzi di Silanus e Giuseppe Marrone, originario di Buddusò. Un quinto uomo, anch’egli di Orani, risulta al momento indagato a piede libero.

Un momento della conferenza stampa dei Carabinieri (foto S.Novellu)
Parallelamente agli arresti, si è costituito il collegio difensivo che dovrà sostenere le ragioni degli indagati davanti al GIP del Tribunale di Nuoro. La difesa è affidata a un pool di avvocati composto in larga parte da noti professionisti del Foro di Nuoro: si tratta dei legali Francesco Lai, Alessandro Tuvoni, Marco Piredda e Anna Maria Busia. Ad affiancare i professionisti locali, figura anche l’avvocato Lorenzo Simonetti del Foro di Roma. La linea difensiva, come emerso dalle prime battute investigative, punta a dimostrare la buona fede dei coinvolti, sostenendo la tesi di una produzione di cannabis legale supportata da contratti di cessione verso l’estero. Una ricostruzione che dovrà ora passare al vaglio degli inquirenti dopo i pesanti rilievi tecnici del RIS sul principio attivo delle piante sequestrate.
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