In un accorato intervento che unisce il ruolo di Consigliera comunale del PD alla sensibilità professionale di avvocata, viene sollevata una ferma critica contro il progetto di riconversione del carcere di Nuoro in un istituto destinato esclusivamente ai detenuti in regime di 41-bis. Lo ha fatto Irene Melis in occasione del consiglio straordinario di venerdì scorso a Nuoro, sul tema delicato del 41 Bis nell’Isola. Questa decisione viene descritta come una scelta politica precisa che rischia di trasformare definitivamente l’Isola nel “contenitore” della criminalità organizzata nazionale, proseguendo un trend già denunciato nel 2025 dalla Garante dei detenuti, Irene Testa, secondo cui si tende a sfollare le carceri della penisola per riempire quelle sarde.
L’analisi, della consigliera Melis, evidenzia come la condizione di insularità della Sardegna venga sfruttata dallo Stato per concepire il territorio come una terra d’esilio sacrificabile, lontana dal “corpo” della nazione. In questo modo, la Sardegna smette di essere protagonista di politiche di sviluppo economico e sociale per diventare lo spazio prediletto per funzioni indesiderate, che spaziano dalle servitù ambientali e militari fino a quelle penitenziarie. La lotta alle mafie, pur essendo un dovere inderogabile, non dovrebbe tradursi nello scaricare su un’area periferica responsabilità e rischi sproporzionati, frutto di strategie imposte dall’alto senza considerare l’impatto reale sulle comunità locali.
L’operazione è giudicata sbagliata e pericolosa per molteplici fattori, a partire dalla collocazione della struttura carceraria nuorese, ormai pienamente inglobata nel tessuto urbano cittadino. Oltre ai rischi per la sicurezza e al danno d’immagine per una città che non vuole essere identificata come il volto del “carcere duro”, si temono ripercussioni gravi sull’economia locale, già in forte sofferenza. Esiste inoltre un allarme concreto legato alla gestione interna: la convivenza di esponenti di clan rivali potrebbe generare tensioni permanenti e delitti efferati, esponendo il personale penitenziario, sanitario e amministrativo a pericoli costanti e a un sovraccarico di lavoro insostenibile vista l’attuale carenza di organico.
Infine, l’intervento pone l’accento sulle possibili criticità per il sistema giudiziario locale, che rischierebbe una paralisi funzionale a causa dell’aumento del contenzioso penale di competenza della Corte d’Assiste di Nuoro. Resta inoltre aperta la questione umanitaria e giuridica riguardante il destino dei detenuti attualmente presenti in via di trasferimento e la conseguente compressione dei loro diritti fondamentali, un tema che interroga direttamente la coscienza civile e politica del territorio.
