Nuoro dice “No” al 41 bis: l’appello di Lisetta Bidoni contro la “colonizzazione carceraria”

Salvatore

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Nuoro dice “No” al 41 bis: l’appello di Lisetta Bidoni contro la “colonizzazione carceraria”

sabato 10 Gennaio 2026 - 14:56
Nuoro dice “No” al 41 bis: l’appello di Lisetta Bidoni contro la “colonizzazione carceraria”

La consigliera Lisetta Bidoni (foto S.Novellu)

In occasione del Consiglio comunale del 9 gennaio 2026, Lisetta Bidoni (Progetto per Nuoro) ha espresso una ferma condanna nei confronti della trasformazione del carcere di Badu ‘e Carros in una struttura dedicata esclusivamente ai detenuti in regime di 41 bis. L’intervento ha descritto l’iniziativa come una vera e propria mobilitazione democratica dal basso, necessaria per rigettare imposizioni centralistiche e rivendicare il diritto del territorio all’autodeterminazione e all’informazione. Le motivazioni del dissenso espresse da Bidoni toccano punti critici per la sicurezza sociale: il concreto pericolo di infiltrazioni mafiose, la diffusione di corruzione, il riciclaggio di denaro sporco e l’aumento di fenomeni come estorsioni e criminalità economica. Oltre ai rischi per la legalità, l’esponente di Progetto per Nuoro ha denunciato il pesante impatto umano del provvedimento, che comporterebbe il trasferimento dei detenuti sardi lontano dalle proprie famiglie e l’interruzione del programma di Giustizia riparativa portato avanti con successo da Don Borrotzu.

L’intervento ha inquadrato questa scelta in una prospettiva storica che vede la Sardegna sacrificata come “terra di confine” a causa di interessi nazionali, subendo nel tempo diverse forme di colonizzazione: linguistica, militare, energetica e, infine, carceraria. Richiamando la legge n. 94 del 2009 e il decreto ministeriale del 2020, Lisetta Bidoni ha sottolineato come la scelta di concentrare il regime speciale nelle isole penalizzi pesantemente Nuoro e l’intera Sardegna. Il monito finale invita a una riflessione profonda sull’ordinamento penitenziario per evitare che la demagogia e il populismo prendano il sopravvento su scelte ponderate e rispettose della dignità del territorio.  I numeri, infatti, confermano un quadro critico: a fronte di circa 2500 detenuti in 10 istituti sardi, ben 600 sono in Alta Sicurezza e i ristretti al 41 bis (attualmente 93 a Bancali) potrebbero presto salire a 250 tra Uta e Nuoro, rappresentando un terzo dei 742 detenuti totali previsti per quel regime. Bidoni ha infine richiamato i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria 2024 sulla recidiva, che crolla dal 70% a meno del 20% quando si utilizzano misure alternative alla detenzione pura, chiedendo un sistema penale orientato alla rieducazione piuttosto che alla mera repressione.

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