Badu ‘e Carros tra rivolta e accuse: «No alla Cayenna d’Italia. Ma chi ha firmato ieri?»

Salvatore

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Badu ‘e Carros tra rivolta e accuse: «No alla Cayenna d’Italia. Ma chi ha firmato ieri?»

sabato 10 Gennaio 2026 - 05:01
Badu ‘e Carros tra rivolta e accuse: «No alla Cayenna d’Italia. Ma chi ha firmato ieri?»

L'apertura del Consiglio Comunale (foto S.Novellu)

Tutti uniti contro l’arrivo dei boss in Sardegna ma comunque l’affondo da parte del Centro destra  verso il primo cittadino Fenu e la presidente Todde di “smemoratezza” politica c’è stato


LE INTERVISTE:

NUORO – Il futuro del carcere di Badu ‘e Carros trasforma il consiglio Consiglio straordinario in un campo di battaglia politico. Al centro della disputa, non solo l’arrivo dei nuovi detenuti in regime di 41-bis, ma una profonda spaccatura tra centrodestra e centrosinistra che oscilla tra la difesa dell’identità territoriale e le accuse di “memoria corta” sulle decisioni prese negli anni passati. Per il centrosinistra, la priorità è sventare la trasformazione di Nuoro in una “colonia penale” dello Stato.

Emiliano Fenu (foto S.Novellu)

Emiliano Fenu (foto S.Novellu)

Il sindaco Emiliano Fenu (M5S) ha aperto al confronto istituzionale, annunciando la visita del sottosegretario  alla Giustizia Delmastro tra fine gennaio e febbraio, ma ha ammonito: «Il pericolo del 41-bis non deve diventare una strumentalizzazione politica».  La seduta consiliare è stata aperta dalla dura  posizione di Matteo Cicalò (PD), che ha denunciato il rischio di sradicamento: «Portare centinaia di detenuti lontano dall’Isola interrompe i percorsi educativi. La Sardegna non è una base logistica». Un grido d’allarme condiviso da chi vede nel potenziamento del regime di massima sicurezza una minaccia per un territorio già fragile, esposto al rischio di infiltrazioni criminali esterne. Paola Siotto (M5S) ha poi precisato la differenza tecnica: un conto è la sezione di alta sicurezza prevista dalla legge Alfano (2009), un altro è destinare l’intera struttura al 41-bis, come paventato dalle ultime scelte ministeriali. Marco Zedde (PSI) ha richiamato tutti i consiglieri di Maggioranza e Opposizione a prendere una posizione netta contro la trasformazione di Badu e’ Carros in una struttura del 41 Bis: “Alla città di Grazia Deledda non appartiene questa mentalità”. Lisetta Bidoni (Progetto per Nuoro) ha espresso una ferma opposizione alla trasformazione di Badu ‘e Carros in carcere per soli detenuti al 41 bis, definendola una scelta centralistica che penalizza il territorio. Bidoni ha denunciato i rischi di infiltrazioni mafiose e corruzione, oltre al danno umano causato dal trasferimento dei detenuti sardi lontano dalle famiglie e dall’interruzione dei percorsi di giustizia riparativa. Denunciando una storica “colonizzazione carceraria” della Sardegna, ha richiamato la comunità alla mobilitazione contro provvedimenti che sacrificano l’isola a interessi nazionali.

Consiglieri Comunali (foto S.Novellu)

Consiglieri Comunali (foto S.Novellu)

L’AFFONDO DI MAURA CHESSA – “Dite No oggi, ma avete detto Sì ieri“.  Il momento di massima tensione è arrivato con l’intervento di Maura Chessa, che ha spostato il focus sulla responsabilità storica. Il Centrodestra accusa apertamente i vertici di Regione e Comune di incoerenza. «Non è credibile opporsi oggi a ciò che si è contribuito a costruire ieri», ha incalzato Chessa, ricordando che nel 2020, quando furono gettate le basi per l’ampliamento del 41-bis, al governo c’erano le stesse forze politiche che oggi guidano la protesta. «Il sindaco Fenu, la presidente Todde e il ministro Bonafede appartengono alla stessa area. Chi ha firmato ieri, non può negare la paternità politica oggi».
IL PARALLELO CON LE PALE EOLICHE –  La critica di Chessa ha tracciato un parallelo netto con un’altra ferita aperta nel dibattito sardo: la transizione energetica. Secondo l’esponente di Centrodestra, lo schema si ripete: «Prima si firmano atti che aprono la strada a interventi massivi, come per la diffusione delle pale eoliche e le aree idonee, e poi, quando gli effetti diventano evidenti, si tenta di prendere le distanze per non perdere consenso».

L’attacco del Centrodestra (foto S.Novellu)

LA REPLICA DEL CENTRO DESTRA – Anche Pierluigi Saiu ha rintuzzato l’attacco, spostando l’attenzione sulle emergenze quotidiane dei cittadini, come il collasso del Pronto Soccorso del San Francesco. Sulla questione penitenziaria, la linea è chiara: «Siamo contro l’arrivo di nuovi boss, ma vogliamo la verità prima della propaganda».
Al coro di preoccupazione si unisce anche Francesca De Ambrosis, che ha invocato un approccio pragmatico e basato sui dati. Per la consigliera, è fondamentale uscire dal terreno delle ipotesi: De Ambrosis chiede l’acquisizione di «carte oggettive» per verificare nel dettaglio i fatti e le decisioni assunte in questo periodo, garantendo così alla cittadinanza una base di verità documentale su cui costruire la difesa della città.
Sulla stessa scia, Ivan Pinna ha ribadito la necessità di un fronte comune per la tutela del territorio. Pinna ha evidenziato come la battaglia contro l’estensione del 41-bis debba viaggiare su un doppio binario: da un lato la fermezza nel dire no alla trasformazione di Nuoro in un polo penitenziario esclusivo, dall’altro lo sforzo di mantenere un discorso costante con il governo centrale.

Alessandra Todde (foto S.Novellu)

Alessandra Todde (foto S.Novellu)

Marco Meloni senatore PD nel suo intervento chiede di abbassare la guardia contro le polemiche e di parlare di unità di intenti perchè l’Isola non sia una terra carceraria. Il deputato Pietro Pittalis componente della commissione Giustizia ribadisce che è pronto con i colleghi dell’opposizione nazionale a fare battaglia . Comunque secondo il componente Forzista  il carcere di Badu ‘e Carros non diventerà la Cayenna d’Italia: “Siamo su numeri che non dovrebbero destare preoccupazione” ha precisato. “Appena avrò ulteriori dettagli dal ministro Nordio sarà mia cura riferirli” ha concluso Pittalis. Mario Perantoni (deputato M5S) afferma che in Sardegna c’è un detenuto ogni  600 abitanti rispetto al Friuli Venezia Giulia, ad esempio, che ne conta uno ogni 1000 abitanti, quindi una disparità assoluta. Perantoni ha sottolineato che Nordio a oggi non ha dato risposta e siamo ben felici, evidenzia “che lo stesso Pittalis ha preso atto che il decreto Bonafede sia totalmente sbagliato”. Infine la deputata Francesca Ghirra (AVS) sottolinea che ha fatto oggi un sopralluogo nel carcere nuorese evidenziando che i lavori stanno già iniziando e alcune sezioni sono state svuotare e quindi non si può escludere che la struttura di Badu e’ Carrus possa diventare un luogo esclusivo che ospiti il 41 bis.

Sindaci del territorio (foto S.Novellu)

Sindaci del territorio (foto S.Novellu)

CONFERENZA STATO REGIONI –  Nel suo intervento la presidente Todde ha ricostruito puntualmente l’informativa resa dal Governo nella Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre, richiamando l’ordine del giorno e le dichiarazioni verbalizzate del sottosegretario alla Giustizia, Delmastro. Dal documento ufficiale emerge la volontà di concentrare i detenuti sottoposti a regime del 41 bis in istituti “dedicati” e di ridurre l’impatto degli istituti 41 bis sul territorio nazionale a garanzia della sicurezza pubblica, limitando la presenza degli istituti a sole cinque regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia, Abruzzo e, appunto, Sardegna, con le carceri di Bancali, Badu ‘e Carros e Uta, anziché gli attuali otto (oltre le cinque, anche Lazio, Umbria, Friuli Venezia-Giulia).
“La documentazione non parla di ipotesi ma di una scelta strutturata”, ha sottolineato la presidente. “Non stiamo parlando di un solo istituto, ma di tre carceri dedicate contemporaneamente al 41 bis”.
Nel corso dell’informativa il sottosegretario ha fornito anche dati numerici ufficiali, affermando che in Sardegna sono previsti 192 posti di 41 bis, destinati ad aumentare di almeno il 20 per cento, fino a circa 240 posti. Un incremento che, ha ricordato la presidente, non risulta coerente con le rassicurazioni ricevute nei mesi precedenti.
“A settembre avevo chiesto chiarimenti direttamente al ministro Nordio sul futuro dell’istituto di Uta e avevo ricevuto garanzie che non ci sarebbero stati trasferimenti di questo tipo. Oggi ci troviamo davanti a dichiarazioni ufficiali che vanno in direzione opposta”.

L'intervento di Alessandra Todde

L’intervento di Alessandra Todde

La presidente Todde ha ricordato che la Regione Sardegna, per voce dell’assessora Laconi, ha espresso formalmente in Conferenza Stato-Regioni la propria contrarietà alla scelta, chiedendo una modifica della decisione e contestando l’idea che l’insularità possa essere considerata una condizione favorevole per il trasferimento dei detenuti in regime speciale.
Particolare attenzione è stata posta sull’impatto sanitario. “Nell’informativa viene affermato che le Regioni devono fare la loro parte anche sul piano sanitario, dimenticando che la Sardegna è una Regione a statuto speciale e che finanzia autonomamente il proprio sistema sanitario, già gravemente segnato da carenze strutturali”, ha evidenziato la presidente.
La Sardegna, ha ricordato Todde, ospita dieci istituti penitenziari e il 75 per cento delle colonie penali, accogliendo una popolazione detenuta in gran parte non sarda. “Abbiamo sempre fatto la nostra parte, ma non accettiamo di essere trattati come una soluzione logistica per decisioni assunte senza un reale confronto”.
La presidente ha infine lanciato un appello all’unità delle istituzioni e delle forze politiche. “Su questo tema non ci sono divisioni, non ci sono colori e non ci sono partiti: c’è solo una voce forte da far sentire da far sentire qui, da far sentire in Consiglio Regionale, da far sentire in Parlamento, da far sentire di fronte alla Presidenza del Consiglio, da far sentire ovunque ci sia la possibilità la necessità di farla sentire. Ma deve essere una voce di tutti i sardi, non di una parte non dall’altra, non di colori diversi. Non ci devono essere distinguo: ci deve essere una voce dei sardi. Questa non è una battaglia di Nuoro, di Uta o di Bancali. È una battaglia di tutta la Sardegna”.

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