La questione degli usi civici a Orosei, nodo centrale dell’ultimo Consiglio Comunale del 7 gennaio, trova spazio anche in un dibattito pubblico organizzato dal Partito Democratico di Orosei. È accaduto quasi in contemporanea con il Consiglio Comunale, la sera del 7 gennaio, con l’assemblea aperta alla cittadinanza che ha visto una partecipazione numerosa e attenta.
Un incontro che ha colmato un vuoto evidente, come sottolineato da Raffaele Marras, uno degli organizzatori dell’incontro, visto che, nonostante la rilevanza della vicenda e l’imminenza di una scadenza decisiva, “da tempo si parlava di un’assemblea pubblica che però non è mai stata indetta” né durante la fase di accertamento da parte della Regione (avviata nel 2022 e conclusa a dicembre 2024), né nei mesi successivi, dedicati alla predisposizione delle osservazioni.
Al centro della serata, la proposta di accertamento sugli usi civici predisposta dalla società SARLAND, incaricata dalla Regione Sardegna, e notificata al Comune di Orosei il 4 settembre 2025. Un atto che, nella sostanza, conferma quanto già emerso in precedenza e che riguarda oltre mille ettari di territorio, con ricadute dirette su proprietà private, attività economiche e possibilità di sviluppo del paese.
La comunità si trova di fronte a una data chiave: 13 gennaio 2026, termine ultimo per presentare osservazioni alla Regione. Un passaggio che, se mancato, rischia di rendere definitivo il gravame sugli usi civici.

Orosei, la sindaca Elisa Farris (foto S.Novellu)
Durante l’assemblea è stata ricostruita l’intera vicenda, a partire dall’origine del contenzioso, che affonda le radici nel 2005, fino ad arrivare agli sviluppi più recenti. È stata ribadita con forza la posizione sostenuta dagli organizzatori: nel territorio di Orosei gli usi civici non sono mai esistiti, come dimostrerebbe un ampio patrimonio di documentazione storica e giuridica.
Non solo informazione, ma anche indicazioni operative. L’assemblea si è infatti conclusa con una serie di richieste precise rivolte all’Amministrazione comunale, articolate in quattro punti: presentare alla Regione, entro il 13 gennaio, tutta la documentazione storica e giuridica (prodotta anche da privati cittadini, ndr) utile a dimostrare l’inesistenza degli usi civici a Orosei; avviare un confronto diretto con la Regione, in particolare con l’Assessorato all’Agricoltura, affinché tale documentazione venga valutata da storici e giuristi qualificati; utilizzare gli esiti di questa analisi per chiedere l’annullamento in autotutela degli atti già adottati;
arrivare, con una posizione condivisa tra Comune e Regione, davanti al Commissario agli Usi Civici, per chiudere definitivamente il contenzioso aperto dal 2012.
Il messaggio emerso con chiarezza dalla serata è stato uno: la vicenda degli usi civici non può diventare terreno di scontro politico o di divisione interna, ma deve rappresentare un punto di convergenza per l’intera comunità, chiamata a difendere il futuro del paese con atti concreti e una linea unitaria.

Annalisa Lai e Giacomo Masala (foto S.Novellu)
L’ATTACCO DELL’OPPOSIZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE – Il tema degli usi civici è stato finalmente discusso anche in sede di Consiglio comunale del 7 gennaio 2026. Durante l’assemblea l’Amministrazione Farris ha illustrato il lavoro in corso, sottolineando la complessità dell’accertamento e l’impegno profuso negli ultimi mesi per ricostruire, mappale per mappale, la storia dei terreni interessati, con analisi che arrivano fino ai documenti medievali. Un’impostazione che però non ha convinto l’opposizione, intervenuta con toni critici sia sul metodo sia sui tempi della gestione. I consiglieri di Minoranza, Lai, Masala e Sannai, hanno ribadito attraverso un comunicato stampa quanto già espresso nei mesi precedenti: la necessità di un maggiore coinvolgimento del Consiglio comunale e della cittadinanza, una comunicazione più trasparente e l’urgenza di affidarsi formalmente a figure tecniche specialistiche, in grado di rafforzare la posizione del Comune davanti alla Regione. Le tensioni non sono nuove. Già nel corso del 2025 l’opposizione aveva più volte denunciato quello che veniva definito un approccio troppo chiuso e poco condiviso, arrivando a chiedere una strategia politica unitaria e, in alcuni momenti, ipotizzando soluzioni alternative come lo spostamento del vincolo su aree diverse. Accuse respinte dalla Maggioranza, che ha sempre rivendicato il lavoro svolto e la correttezza del percorso intrapreso.
Oggi, alla vigilia della scadenza del 13 gennaio, il quadro resta complesso. Da un lato, un’assemblea pubblica che ha riportato la questione al centro dell’attenzione collettiva; dall’altro, un confronto politico ancora acceso, che evidenzia quanto sia difficile tenere insieme tempi tecnici, pressioni sociali e responsabilità istituzionali.
