NUORO – Una denuncia durissima, affidata ai social e supportata da immagini che ritraggono il reparto di Medicina dell’ospedale San Francesco di Nuoro in condizioni di estrema criticità. L’ex deputata Mara Lapia torna a scuotere l’opinione pubblica sulla gestione sanitaria nel nuorese, riportando numeri che descrivono un collasso strutturale: 58 ricoverati complessivi a fronte di soli 48 posti letto ufficiali, con 10 pazienti sistemati in barella nei corridoi. Secondo Lapia, queste scene non rappresentano un’eccezione, ma la «normalità quotidiana» di un sistema che non riesce a rispondere al bisogno reale di salute del territorio.

Una corsia del San Francesco
Il cuore della protesta di Lapia si sposta rapidamente dai corridoi affollati alle scrivanie della dirigenza. L’ex parlamentare punta il dito contro il commissario straordinario Angelo Zuccarelli, accusandolo di aver “strigliato” e minacciato di provvedimenti disciplinari il personale sanitario (medici, infermieri e OSS) per mancanze che, secondo la denuncia, sono invece di natura strutturale e organizzativa.

Mara Lapia
LE CRITICHE – «Le barelle negli anditi restano, ma le carriere avanzano», attacca Lapia, commentando con sarcasmo la recente nomina di Zuccarelli a direttore sanitario dell’ASL. Non mancano le riserve sulla nomina del nuovo direttore generale, il dottor Trotta. Pur riconoscendone la competenza nel settore farmaceutico e il curriculum di rilievo presso l’AIFA, Lapia sottolinea la mancanza di esperienza pregressa nella gestione di una ASL territoriale o di un presidio complesso come quello di Nuoro.
SOLIDARIETÀ AL PERSONALE – In un clima di forte tensione, la denuncia si chiude con un messaggio di totale sostegno a chi opera quotidianamente nel reparto; al primario, dottor Zaru, a capo della Medicina; agli operatori: medici, infermieri e OSS vengono definiti «l’unico argine rimasto» contro il disastro, professionisti costretti a lavorare in condizioni indegne e sotto il peso della responsabilità medica e della gogna mediatica. «La sanità non è una fabbrica che può chiudere il rubinetto», conclude Lapia, ribadendo che i pazienti dal pronto soccorso devono essere curati e che la responsabilità del “disastro” non può essere scaricata sugli operatori o sui pazienti stessi.
