In vista del Consiglio comunale convocato per il 9 gennaio sul futuro del carcere di Badu ’e Carros, il dibattito pubblico si arricchisce di prospettive differenti che, pur convergendo nella contrarietà alla trasformazione dell’istituto in un polo esclusivo per il regime di 41-bis, muovono da analisi e presupposti distinti.
Da un lato, la posizione di Europa Verde pone l’accento su un forte allarme sociale e umanitario, denunciando come il trasferimento della quasi totalità dei detenuti comuni sia una scelta grave che trasforma la Sardegna in una sorta di “colonia penale”. Secondo questa visione, la decisione del DAP, assunta senza confronto con le istituzioni locali, spezza i legami familiari dei reclusi e compromette i percorsi di reinserimento. Viene inoltre sollevata la criticità dell’assistenza sanitaria penitenzaria: il carico di patologie croniche e disturbi psichiatrici tipici dei detenuti al 41-bis finirebbe per gravare direttamente sulle ASL e sui presidi ospedalieri del territorio nuorese, già messi a dura prova.
Dall’altro lato, la consigliera Maura Chessa (Gruppo Misto) articola una vera e propria requisitoria politica, richiamando le istituzioni a un piano di coerenza e responsabilità. Pur ribadendo la propria contrarietà al polo esclusivo, Chessa evidenzia come l’attuale indirizzo non sia un evento improvviso, ma derivi da atti politici e amministrativi adottati nel 2020 durante il ministero Bonafede. La consigliera sottolinea la continuità politica tra chi avviò quel percorso e gli attuali vertici di Comune e Regione, invitando a non nascondersi dietro slogan emotivi e a riconoscere la paternità delle scelte passate. Oltre al rischio di isolamento per i detenuti sardi, Chessa mette in guardia dal pericolo di infiltrazioni criminali indirette in un tessuto economico fragile, chiedendo un confronto reale con il Governo basato sulla verità e sulla tutela della comunità.
Entrambe le posizioni concordano sulla necessità di evitare che Nuoro subisca decisioni calate dall’alto, ma lo fanno attraverso lenti diverse: quella dei diritti territoriali e dei servizi di Europa Verde e quella della memoria e della responsabilità istituzionale della consigliera Chessa.
