Basta colonialismo penale: Badu ’e Carros diventa fortezza per soli detenuti in regime di 41 bis

Salvatore

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Basta colonialismo penale: Badu ’e Carros diventa fortezza per soli detenuti in regime di 41 bis

lunedì 05 Gennaio 2026 - 15:00
Basta colonialismo penale: Badu ’e Carros diventa fortezza per soli detenuti in regime di 41 bis

Pier Franco Devias (Liberu) davanti al Pronto soccorso del San Francesco (foto S.Meloni)

NUORO – Una nuova decisione d’imperio da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) riaccende le tensioni tra la Sardegna e lo Stato centrale. Da lunedì 29 dicembre, sono iniziati  i lavori di riadeguamento del carcere nuorese di Badu ’e Carros, destinato a diventare una struttura interamente ed esclusivamente dedicata al regime di 41 bis. La misura, adottata senza alcun confronto con le istituzioni sarde, nuoresi o con la popolazione locale, trasformerà il penitenziario in uno dei sette istituti statali riservati unicamente al carcere duro.

L’iniziativa segue il recente trasferimento di 92 boss nel carcere di Uta, un’operazione che aveva già scatenato la protesta della Presidente della Regione Alessandra Todde, rimasta tuttavia senza risposta da parte del Governo Meloni. Per attuare questa trasformazione, è prevista l’evacuazione totale di tutti i detenuti attualmente presenti a Badu ’e Carros. Tale provvedimento è duramente contestato dal movimento Liberu, che lo definisce un atto di “colonialismo penale” e una “vendetta di Stato” che calpesta i principi costituzionali di recupero e reinserimento sociale del detenuto.

Oltre alle dinamiche autoritarie denunciate, la misura viola palesemente il Protocollo d’intesa siglato il 7 febbraio 2006 tra il Ministero della Giustizia e la Regione Sardegna. Tale accordo sancisce il principio della “territorialità della pena”, garantendo ai detenuti sardi il diritto di scontare la condanna in istituti vicini alla propria residenza. Lo sgombero forzato condannerà invece i detenuti locali al trasferimento in strutture distanti dal Nuorese, imponendo ai loro familiari lunghi e costosi viaggi per i colloqui. Allo stesso modo, le famiglie dei detenuti in 41 bis che arriveranno da oltre Tirreno dovranno affrontare veri e propri “viaggi della speranza” per una sola ora di colloquio mensile.

Secondo la condanna di Liberu, questa scelta conferma una visione della Sardegna utilizzata dallo Stato come “poligono militare, discarica di veleni e roccaforte penale” per la criminalità organizzata italiana. Il movimento rivendica con forza il diritto dei sardi di decidere liberamente del proprio territorio e di veder rispettati gli accordi istituzionali, rifiutando un progetto che nega la dignità dell’isola e dei suoi abitanti a favore di logiche centraliste e punitive.

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