È morto il fotografo Carlo Bavagnoli. Documentò “L’Africa in casa” nella Sardegna degli anni ’50

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È morto il fotografo Carlo Bavagnoli. Documentò “L’Africa in casa” nella Sardegna degli anni ’50

di Salvatore Novellu
martedì 27 Febbraio 2024 - 13:43
È morto il fotografo Carlo Bavagnoli. Documentò “L’Africa in casa” nella Sardegna degli anni ’50

Il fotografo Carlo Bavagnoli (foto S.Novellu)

Grave lutto nel mondo della fotografia: è morto all’età di 92 anni il reporter Carlo Bavagnoli. La scomparsa è avvenuta nella sua casa di Viterbo nella notte tra sabato e domenica appena trascorsi.

CHI ERA CARLO BAVAGNOLI – Nato a Piacenza nel 1932, nel 1951 Bavagnoli si trasferisce a Milano. È il Dopoguerra, l’epoca in cui il mitico bar Jamaica di via Brera è il crocevia della vita culturale e artistica del capoluogo lombardo. Qui scopre la fotografia e stringe profonda amicizia con figure che di li a poco diventeranno personalità di spicco del panorama fotografico italiano: Mario Dondero, Ugo Mulas e Alfa Castaldi. Un altro amico e protagonista di quegli anni, è lo scrittore Luciano Bianciardi, autore della Vita agra, romanzo che ben descrive quel mondo e quelle atmosfere.

Lavora con le agenzie fotogiornalistiche e con le principali riviste dell’epoca occupandosi contemporaneamente di cronaca, costume e reportage. Dopo una parentesi con L’Illustrazione Italiana nel 1955 è assunto nello staff di Epoca.
A luglio intervista il segretario del Partito Comunista e futuro leader sovietico, Nikita Krusciov, e ottiene da questo il permesso di tornare in Russia per due reportage su Leningrado e Mosca che Epoca pubblicherà tra il 1961 e il 1963.
Poco dopo si trasferisce a Roma, nella redazione romana del giornale. Nella Capitale documenta quartiere popolare di Trastevere, la vera anima di Roma; queste immagini gli varranno un proficuo e duraturo rapporto di collaborazione con la rivista americana Life. Dal 1959 si intensifica la collaborazione con Life che, dopo un periodo trascorso nella redazione di New York, gli offre dapprima un contratto come corrispondente dall’Italia e, nel 1964, di entrare a far parte dello staff della redazione newyorkese, fatto unico per un fotografo non americano, accanto ai più grandi professionisti dell’epoca, tra cui Larry Burrows, Cornell Capa, Alfred Eisenstaedt, Margaret Bourke-White. L’anno dopo viene trasferito nella sede di Parigi della rivista, dove opera fino alla cessazione delle pubblicazioni nel 1972.

Nel 1961 pubblica il volume monografico Cara Parma, di cui rendono conto anche Life, Times e Sunday Times. I viaggi tra l’Italia e gli Stati Uniti si intensificano. Nel 1962, documenta per Life l’apertura del Concilio Vaticano II e l’anno seguente la morte di Giovanni XXIII e l’elezione di Paolo VI.

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta realizza alcuni documentari sulla musica e collabora con la RAI e la televisione francese con alcune trasmissioni divulgative sulla fotografia e il sociale. Nel corso della sua attività, oltre al citato Cara Parma, pubblica vari libri: Gente di Trastevere (1963), Verdi e la sua terra (1976), Il romanico e le valli piacentine (1978), Immagini anni ’60 (1992), Armonie. I segni della musica (1995), L’Archivio. Fotografie, libri dal 1954 al 1995 (2000).

“L’Africa in casa”, con le foto di Bavagnoli (Epoca 1959)

LA SARDEGNA DI CARLO BAVAGNOLI – Nel marzo del 1958, Life gli affida il primo incarico importante: un reportage su Costantino Nivola, che a Orani, suo paese natale, sta lavorando alla decorazione della facciata della chiesa di Nostra Signora d’Itria e a una mostra di scultura lungo le vie del paese. Bavagnoli documenta i vari stadi del lavoro, l’allestimento della mostra di piccole sculture realizzate in pietra e cemento nei vicinati di Sa Itria, Gusei e Su Rosariu, opere che suscitano la curiosità e lo stupore dei suoi compaesani e, infine, la realizzazione da parte dell’artista della tomba della madre e del fratello Giuseppe, nel cimitero del paese.

Nella primavera del 1959, poi, quando nell’ambito della commissione parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia, istituita tra il 1952 e il 1953 “col compito di condurre un’indagine sullo stato attuale della miseria, al fine di accertare le condizioni di vita delle classi povere e il funzionamento delle istituzioni di assistenza sociale”, L’Espresso  decide di condurre un’indagine sulla povertà nel Mezzogiorno, affidandone la realizzazione ad alcuni tra i suoi giornalisti più conosciuti, Bavagnoli, accompagnato dal giornalista Livio Zanetti è inviato in Sardegna, a Loculi, Irgoli e Onifai, in Baronia. Si recherà anche a Bosa, in Planargia e, poco dopo, inoltre, sarà in Sicilia, a Palma di Montechiaro.

Le due monografie su Carlo Bavagnoli sulla Sardegna

Le due monografie su Carlo Bavagnoli in Sardegna

L’AFRICA IN CASA – La prima puntata dell’inchiesta L’Africa in casa, soprattitolata “Perché scappano verso Nord”, viene pubblicata nel numero del 26 aprile 1959 con in copertina uno scatto di Bavagnoli raffigurante il piccolo Giorgio Secci di Loculi. Altre due fotografie relative a Loculi illustreranno la sesta puntata dell’indagine, dal titolo “I servi pastori”, sul numero 21 del 24 maggio 1959. Le immagini in questione raffigurano un gruppo di famiglia in interni e due bambine di Loculi che riposano su una stuoia. Oltre all’ambito baroniese, il fotografo sposta la propria attenzione anche verso altre realtà, come Bosa, diverse sotto tutti i profili, contestuale, storico, urbanistico e architettonico. Le immagini (circa un migliaio) evitano la facile retorica della miseria e della sofferenza, all’epoca fin troppo in voga sulla stampa periodica e sui quotidiani, preferendo una descrizione quanto più obbiettiva possibile del reale vissuto quotidiano, e rispettosa della dignità delle persone.

RITORNO IN BARONIA – Tra il 1979 e 1980 Bavagnoli torna in Sardegna per girare il documentario Ritorno in Baronia, andato in onda sul primo canale della RAI e presentato al Festival dei Popoli di Firenze, nel quale ripercorre il viaggio effettuato anni prima, ricerca i personaggi fotografati all’epoca e in gran parte li ritrova, i bambini nel frattempo sono diventati adulti, alcuni anziani sono venuti a mancare. Fotografie alla mano, ad ognuno chiede di narrare la propria vicenda.

I due reportage fotografici sono stati pubblicati dalla Ilisso Edizioni nel 2010 in due volumi intitolati Carlo Bavagnoli. Sardegna 1958. L’Africa in Casa e Carlo Bavagnoli. Costantino Nivola. Ritorno a Itaca.

Dopo aver curato la citata monografia sul suo reportage in Baronia e averlo conosciuto in quell’occasione, sono stato da lui l’ultima volta poco più di un anno fa nella sua casa di Viterbo. Oggi, apprendere che quell’uomo, enorme nel fisico ma ormai minato dalla malattia, quella sterminata fonte di conoscenza di ciò che è stata la fotografia degli anni Sessanta e Settanta e i suoi protagonisti non ci sia più mi rattrista enormemente, consapevole che con lui se n’è andato un pezzo della storia di tutti noi.

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