“Con proprio parere odierno, la Segreteria Generale del Comune di Nuoro fissa nero su bianco da un lato i doveri del Presidente e dall’altro i diritti di ogni consigliere comunale”. Lo dichiara la sezione Atene Sarda del partito Sardo d’Azione in merito alle polemiche del veto imposto da Cocco sull’imposizione di assistere in presenza le sedute consiliari e che hanno riguardato specialmente la consigliera sardista Viviana Brau a cui è stato negato il diritto di partecipare da remoto. Il presidente della sezione Atene Sarda Graziano Siotto infatti dichiara: «Difatti, motiva chiaramente la dottoressa Murdeu, non esiste alcuna scala gerarchica tra il Consiglio Comunale in presenza fisica o in remoto, trattandosi di modalità paritarie ed entrambe legittime. La supposta discrezionalità del Presidente non può esercitarsi, tantomeno in solitaria, neanche nella scelta del tipo di seduta da svolgersi, tra quella in presenza o in remoto, essendo questo potere riconosciuto esclusivamente alla Conferenza dei Capigruppo, ossia da tutti i rappresentanti dei gruppi del Consiglio Comunale stesso e non da un sol uomo».
Siotto sottolinea anche che:«Dovere del Presidente, come sancito da regolamenti e norma, ricorda la Segreteria Generale, è quello di favorire la più ampia partecipazione al dibattito consiliare di tutti i soggetti eletti, con criteri di imparzialità e difendendo prerogative e diritti di ogni singolo consigliere. Ancora, nessuna giustificazione è dovuta dai consiglieri, né è a questi richiedibile dal Presidente, per la partecipazione al Consiglio Comunale da remoto e deve pertanto essere sempre garantita a semplice richiesta degli interessati.»
«Visto che il parere ufficiale della Segreteria Generale, peraltro richiesto dallo stesso Presidente Cocco, lo smentisce su ogni punto e coincide perfettamente con quanto sinora sostenuto dalla nostra consigliera comunale Viviana Brau – conclude Siotto- Sarebbe difatti piuttosto discutibile se lo stesso Presidente del Consiglio che, non solo a tutt’oggi non ha minimamente avanzato alcuna scusa a una consigliera da lui esclusa ma l’ha persino attaccata a mezzo social, nel proprio ruolo di richiedente il parere, lo disconoscesse reputandolo una mera interpretazione alla pari della propria, esclusivamente per l’effetto ottenuto, contrario alle proprie aspettative».
