Alla scoperta dei tesori di Olbia: San Simplicio, la necropoli e il museo Archeologico

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Alla scoperta dei tesori di Olbia: San Simplicio, la necropoli e il museo Archeologico

mercoledì 22 Novembre 2023 - 05:00
Alla scoperta dei tesori di Olbia: San Simplicio, la necropoli e il museo Archeologico

Visitatori al Museo Archeologico di Olbia (foto S.Novellu)

di Salvatore Novellu

OLBIA –  Immersa sin in un contesto paesaggistico da favola, Olbia oggi rappresenta una delle realtà più floride dell’Isola, con un incremento demografico e urbanistico quasi quadruplicato rispetto agli anni Sessanta. Un grosso apporto alla sua crescita deriva certamente dallo sviluppo della vicina Costa Smeralda, per la quale la città rappresenta di fatto un importante punto di riferimento, ma anche e, forse, soprattutto dalla presenza del porto e dell’aeroporto, che la collegano alle principali città italiane.

UN PATRIMONIO ARCHEOLOGICO TUTTO DA SCOPRIRE – I visitatori che la scelgono come meta per le vacanze, ma anche quelli che vi transitano occasionalmente, oltre a un mare da sogno, alle bellezze della città e alle prelibatezze enogastronomiche locali, possono apprezzarne la storia millenaria con una visita al Museo Archeologico, alla cattedrale di San Simplicio e la sottostante omonima necropoli. In ognuno dei siti citati si è accolti da guide esperte che ne illustrano nel dettaglio le peculiarità e i reperti custoditi, consentendo in questo modo di comprenderne sfumature e inquadramento storico e di vivere un’esperienza ancora più indimenticabile.

Il Museo Archeologico di Olbia (foto S.Novellu)

Il Museo Archeologico di Olbia (foto S.Novellu)

IL MUSEO ARCHEOLOGICO – La storia di Olbia affonda le sue radici nelle epoche più remote, anche se le testimonianze storiche più pregnanti risalgono all’epoca romana, quando l’antica città visse un grande sviluppo urbanistico e economico. A partire dal 238 a.C., infatti, così come tutta la Sardegna, Olbia entrò a far parte dell’impero di Roma. La civita romana occupò dapprima gli spazi di quella punica per poi estendersi progressivamente verso il mare, nell’area del porto, con strade lastricate, edifici pubblici tra cui le terme, due templi, uno dedicato a Ercole e uno a Cerere (su cui in seguito dovette essere edificata la chiesa di San Simplicio), il foro, che sorgeva davanti al porto, il vero fulcro di un’economia basata sui traffici marittimi. Tra le opere più importanti di cui fu dotata la città, inoltre, ci fu l’acquedotto, costruito tra la seconda metà del II° e gli inizi del III° secolo d.C., per convogliare in città le acque delle sorgenti di Cabu Abbas, di cui si conserva una parte della struttura.

Una sala del Museo Archeologico di Olbia (foto S.Novellu)

Una sala del Museo Archeologico di Olbia (foto S.Novellu)

Il luogo in cui si conservano le più importanti testimonianze della città e del suo territorio è il Museo Archeologico. L’edificio fu progettato negli anni ’80 nel cuore del porto antico e dovette essere più tardi in parte modificato per accogliere, al piano terra, i relitti navali che nel frattempo sono stati rinvenuti negli scavi sul lungomare, riferibili in parte all’epoca della caduta di Olbia in mano vandala, intorno al 450 d.C.. Al primo piano si possono ammirare le testimonianze della frequentazione del territorio nel Neolitico medio, tra cui una barchetta in bronzo e alcuni lingotti di rame, per proseguire con reperti fenici, cartaginesi e romani, tra cui diverse matrici in terracotta per decorazione, coppe in ceramica a vernice nera, statuette in terracotta provenienti dal santuario di Cerere (dea della vita oltre la morte). All’epoca romana, infine, risalgono una grande testa di Ercole, rinvenuta in mare, i ritratti dell’imperatore Domiziano e della consorte, gioielli e oggetti di uso quotidiano, un bicchiere in vetro istoriato con una corsa di quadrighe nel Circo Massimo di Roma. E ancora, tra gli altri, coppe con scene di battaglie e immagini delle fatiche di Ercole, un bruciaprofumi a forma di dromedario con musicanti, una fibula celtica in bronzo.

Olbia, necropoli di San Simplicio (foto S.Novellu)

Olbia, necropoli di San Simplicio (foto S.Novellu)

LA NECROPOLI DI SAN SIMPLICIO – L’antica necropoli ricadeva in un’area sopraelevata al di fuori delle mura di cinta dell’abitato. Il suo rinvenimento risale ai recenti lavori di riqualificazione del piazzale antistante la cattedrale di San Simplicio, nel 2011.

Le prime testimonianze, soprattutto ceramiche, rinvenute sono databili a epoca fenicia (750 a.C.) e greca (VI sec. a.C.); anche dopo la conquista romana, però, nella necropoli proseguirono usanze funerarie di tradizione punica con sepolture in tombe a camera sotterranea. In età Imperiale si diffusero le tombe cosiddette “a cappuccina”, coperte con le tegole, mentre per i ceti più abbienti si diffuse l’uso del sarcofago in marmo. In totale nell’area sottoposta a indagine archeologica sono state rinvenute circa 450 tombe di epoca romana, oltre alle testimonianze citate risalenti ai secoli precedenti, gioielli, tra cui un anello con gemma.

Olbia, cattedrale di San Simplicio (foto S.Novellu)

Olbia, cattedrale di San Simplicio (foto S.Novellu)

LA CATTEDRALE DI SAN SIMPLICIO – Tra gli esempi più rappresentativi e meglio conservati del Romanico in Sardegna si annovera la cattedrale di San Simplicio a Olbia. Ormai inserita nel tessuto urbano cittadino, San Simplicio sorge nell’area dell’antica necropoli, frequentata dal Neolitico all’età medievale, e rappresenta, insieme alla necropoli, uno dei più importanti e antichi luoghi di culto religiosi della Sardegna nord-orientale.

In città, già nel VI secolo è attestata una sede diocesana indicata prima col nome di Fausania e, a partire dal 1113-16, con quello di Civita, riconducibile al ripristino, proprio nell’area della necropoli, della cattedra intitolata a Semplicius presbyter, martirizzato in Sardegna sotto l’imperatore Diocleziano, e al luogo in cui fu edificata la cattedrale a lui dedicata.

Olbia, interno della cattedrale di San Simplicio (foto S.Novellu)

Olbia, interno della cattedrale di San Simplicio (foto S.Novellu)

La fabbrica della cattedrale romanica ebbe inizio entro il primo quarto del XII secolo ed è probabile che il progetto prevedesse una struttura ad absidi contrapposte, come San Gavino a Porto Torres. L’impianto è trinavato, con muri perimetrali e i divisori ad arcate su pilastri e colonne realizzati in grandi conci di granito (esclusa la parte mediana della facciata). La navata centrale ha copertura lignea mentre quelle laterali sono voltate a botte utilizzando in parte piccoli blocchi in granito e in parte in mattoni in cotto. Dovette essere verosimilmente un crollo a far abbandonare al progettista l’idea della messa in opera delle absidi contrapposte, in favore dell’attuale facciata, e di sostituire mattoni in laterizio ai grossi blocchi in granito per alleggerire la struttura.

Le colonne, che si alternano ai pilastri nella ripartizione della navata centrale da quelle laterali, hanno capitelli in granito, due dei quali scolpiti uno con protomi d’ariete e l’altro con protomi umane.

In facciata il portale è architravato con arco di scarico a sesto rialzato, in asse con la grande trifora racchiusa entro un’arcata, poggiante a sua volta su colonnine ofitiche, ornata da quattro alloggi per bacini ceramici e sovrastata da altri quattro disposti a croce. Le testate delle navate laterali, invece, sono ornate con due archetti pensili per parte (che proseguono anche lungo il paramento murario esterno e nell’abside), in uno dei quali, sulla destra, sono inseriti rilievi marmorei decorati. Sempre sulla destra, il prospetto della testata è sormontato da un campanile a vela.

Contenuto realizzato in collaborazione con la Regione Sardegna – Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio

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