Ennesimo caso di violenza maschile sulle donne nel nuorese, una vera e propria “mattanza” che in Sardegna riguarda all’anno tante donne di cui circa 300 sono accolte dal Centro Antiviolenza Onda di Nuoro.
«Ci sono giorni in cui compiere il nostro lavoro, ascoltare le donne, accompagnarle nel loro percorso di uscita dalla violenza diventa difficile» dichiara la responsabile del centro la dottoressa Luisanna Porcu: «Ci chiediamo quotidianamente se stiamo facendo abbastanza perché la violenza maschile sulle donne resta un fatto culturale ed endemico della nostra società. I Centri Antiviolenza fanno la differenza per le donne e le loro figlie e figli dando loro sostegno e protezione e seguono l’impegno costante per una cultura non violenta, nella quale nessun partner, marito, ex-partner, ex-marito…. si senta autorizzato e giustificato a poter usare qualsiasi forma di violenza».
L’appello di Onda Rosa è quello che urge un salto di consapevolezza da parte di tutta la società: «È indispensabile applicare subito fino all’ultima riga la Convenzione di Istanbul, definire una strategia nazionale, sostenerla con fondi sufficienti, promuovere campagne di informazione. Il mancato riconoscimento della violenza maschile sulle donne come fenomeno strutturale, l’invocare la fragilità personale o la malattia, per la quale si necessita poi una cura, per spiegare tutto il continuum delle violenze, serve solo a placare il senso di smarrimento che potrebbe determinarsi nell’opinione pubblica, ristabilendo così una presunta logica e prevedibilità dei comportamenti umani e nel modo di proteggersi da essi, separando il buono dal cattivo, il sano dal malato. Non è più rimandabile un’opera di prevenzione, educazione, sensibilizzazione e formazione che acceleri il cambiamento culturale e sociale. L’amarezza che proviamo oggi ci spinge a moltiplicare gli sforzi per un cambiamento desiderato e che crediamo possibile».
