Ragazzo autistico rinchiuso nudo in palestra mente i compagni fanno lezione in aula: lo trovano i genitori

Sonia

Ragazzo autistico rinchiuso nudo in palestra mente i compagni fanno lezione in aula: lo trovano i genitori

venerdì 08 Ottobre 2021 - 13:07
Ragazzo autistico rinchiuso nudo in palestra mente i compagni fanno lezione in aula: lo trovano i genitori

Ennesimo caso di discriminazione della neurodivergenza in una scuola italiana. Chiuso in palestra da solo, mentre il resto della classe segue regolarmente le lezioni in aula. Nudo e sporco dei propri escrementi, Francesco, un adolescente autistico di 14 anni, è stato trovato in queste condizioni dai genitori che poche ore prima lo avevano accompagnato all’istituto Wojtyla nella periferia di Castellammare Di Stabia (NA) dove il giovane frequenta la prima media.

L’episodio, che risale allo scorso 30 settembre, ha portato la famiglia di Francesco a scegliere, giustamente, di denunciare la scuola ai carabinieri e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata (NA), i quali hanno aperto un’inchiesta. La famiglia, che è in possesso di un video in cui sono documentate le drammatiche condizioni in cui è stato ritrovato il figlio, era stata contattata da un bidello della scuola. “Trattato come un cavallo in una stalla. La scuola non è dotata di una figura di supporto e di controllo e così hanno tenuto mio figlio chiuso in palestra perché non sanno gestirlo” è quanto ha dichiarato la madre nella denuncia.

IL FATTO: Alle 11,30 del 30 settembre appena trascorso la mamma di Francesco riceve prima una telefonata dall’operatrice di una cooperativa addetta al trasporto del figlio e poi  due del bidello che chiede ai genitori di correre a scuola: “Il ragazzo ha bisogno di voi”. Arrivati all’istituto il papà si dirige velocemente in palestra e trova il figlio completamente nudo e sporco dei propri bisogni; per la rabbia scaraventa una sedia contro il muro e tenta di pulire il bambino. La mamma, su tutte le furie, urla contro le insegnanti. In palestra accorrono i Carabinieri che sedano gli animi. La famiglia di Francesco spiega cosa aveva appena scoperto, precisando  che il trattamento violento riservato al figlio era durato diverse ore.

“L’autismo di Francesco non incide sui propri bisogni – spiega la mamma – si fa capire se deve andare in bagno ed è estremamente attento al proprio igiene”. Quindi quella situazione drammatica può essere stata determinata solo dall’incapacità di gestirla da parte della scuola che ha, dunque, trovato questo modo barbaro per affrontarla. Inoltre, non è la prima volta che Francesco viene portato in palestra, lontano dai suoi compagni di classe con cui dovrebbe condividere le ore di lezione.

Il preside dell’istituto Wojtyla, Gaetano Gallinari, risponde: “Quel giorno l’alunno ha cominciato a spogliarsi da solo più volte e gli insegnanti hanno tentato di rivestirlo. Ha avuto una crisi ed essendo un ragazzo alto 1,90 per 120 chili non si riesce sempre a contenerlo. In palestra viene portato perché ha bisogno di spazi ampi, in classe più volte ha sradicato gli oggetti dai muri. Quando si è denudato per l’ultima volta ha anche fatto i bisogni che provava a lanciare agli insegnanti presenti”. Per il preside, per nulla formato sull’autismo e la sua gestione, la palestra è l’unica soluzione possibile per Francesco, che nel frattempo da quella terribile mattina non va più a scuola.

IL PUNTO DI VISTA DI UN AUTISTICO: «Gallinari non sa niente di Autismo, e si evince dalle sue dichiarazioni, accusa Francesco del suo continuo spogliarsi quando quasi certamente la necessità è derivata da un disagio ambientale dovuto alle temperature della scuola o a un disagio dovuto al tipo di tessuto indossato. “Bisogno di ampi spazi”? Ma stiamo parlando di una persona o di un cane? Quello di cui ha bisogno una persona autistica è di un ambiente che sia funzionale, il preside dovrebbe domandarsi se Francesco non riesce a stare in classe per una motivazione dovuta al luogo, ai compagni, addirittura agli insegnanti, che evidentemente non mostrano attenzioni verso il giovane, quasi certamente avrà lanciato (presumendo che sia vero, io personalmente conoscendo queste dinamiche credo alla madre) i suoi bisogni agli insegnanti perché lui avrà provato a comunicare la necessità di andare in bagno e non è stato minimamente ascoltato. Il preside e le insegnanti dovrebbero anche sapere che durante un meltdown non si contiene una persona autistica, o si conosce la modalità di estinzione della manifestazione o si lascia che si estingua da sola la crisi. Il contenimento della persona infatti aumenta solo l’intensità del meltdown e allontana l’estinzione. Questa scuola si deve vergognare, pregna di normocentrismo e abilismo. E dire che solo pochi mesi fa, a luglio, il comune di Castellammare Di Stabia induceva una riunione per trasformare la città in luogo inclusivo per le persone autistiche. Città blu la chiamavano, e ora in una loro scuola accade questo. In una riunione a cui non era presente nessuna persona autistica, solo il sottoscritto, invitato da un genitore presente, mi sono trovato a correggere un medico che definiva l’autismo una malattia. Questi sono i risultati dell’affidarsi a persone incompetenti, del normocentrismo che vi fa vivere nella convinzione che noi persone autistiche non siamo in grado di esprimere le nostre esigenze, i nostri desideri e di autorappresentarsi. All’istituto Wojtyla e ai suoi insegnanti ,che hanno messo in atto una tale violenza contro Francesco ho una sola parola da dire: VERGOGNATEVI!!!

Niccolò Scarnato (Un autistico arrabbiato) – @Tutti i diritti riservati

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