L’acqua non potabile del Cedrino al centro di un dibattito politico e sociale

Sonia

L’acqua non potabile del Cedrino al centro di un dibattito politico e sociale

giovedì 10 Giugno 2021 - 10:41
L’acqua non potabile del Cedrino al centro di un dibattito politico e sociale

Lavori sul fiume Cedrino

L’annoso problema dell’acqua non potabile della Valle del Cedrino è stato al centro di un dibattito pubblico giovedì scorso.  L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione e politico culturale “Cambiamo Orosei”  in previsione delle prossime elezioni amministrative 2021.

Ospiti alcuni membri del comitato “Abba Vona”, che citando fonti tecnico-scientifiche hanno ripercorso la storia degli atti riguardanti gli interventi istituzionali che sin dal 28 giugno del 1995, dopo una crisi idrologica grave, decretò lo stato di emergenza della Baronia durata fino al 2003.

All’incontro sono intervenuti il presidente Gino Nanni con Riccardo Rossi, Franco Cucca e Matthias Winkler, che con tale comitato da circa sei anni cercano di risolvere il problema muovendosi a diversi livelli: dal coinvolgimento delle popolazioni alle iniziative istituzionali fino a un vero e proprio Atto di Denuncia alla Procura della Repubblica di Nuoro, al Procuratore Regionale Corte dei Conti Sardegna, alla Commissione Europea e alla Procura della Repubblica di Palermo.

L’inquinamento del Cedrino è l’origine primaria del problema, certamente non risolvibile a breve o medio termine. Tra le cause vi è la proliferazione di alghe tossiche, provocata dallo scarico dei reflui provenienti da Nuoro e comuni circostanti. Un fenomeno accentuato d’estate quando le temperature raggiungono valori superiori ai 25°.

«Già dal 1995 – ha spiegato il presidente del comitato “Abba Vona”, Gino Nanni – una commissione scientifica composta da esperti regionali e ministeriali aveva individuato la soluzione per l’alimentazione idrica della Baronia e Cala Gonone attraverso la realizzazione di una condotta adduttrice che dalle sorgenti de Su Gologone si collega alla diga Pedra e Othoni. L’opera c’è e i lavori sulla condotta vennero ultimati nel 2001, ma a distanza di 20 anni da questi lavori e dalla criticità accertata la condotta non è mai stata utilizzata per lo scopo di liberare la Baronia dallo stato di emergenza idrico-sanitaria».

Studi scientifici della Provincia di Nuoro hanno inoltre accertato la possibilità di utilizzo di acque sotterranee contenute negli acquiferi carsici, riguardanti Montalbo, Supramonte e Su Gologone, per dare risposta alle esigenze della Valle del Cedrino. Ma allora perché non viene messa in funzione la condotta de Su Gologone e perché solo i comuni di Oliena e Dorgali beneficiano in via esclusiva ed ordinaria di questa fonte in violazione del Piano regolatore generale delle acque della Sardegna e al D.L.gs 152/2006 Testo unico ambiente?

«Manca la volontà politica – ha affermato Gino Nanni – di assumersi la responsabilità di decidere e dare seguito alle decisioni prese. L’Atto di Denuncia e la battaglia spesso solitaria del comitato Abba Vona, ne sono la prova».

Intervenendo a nome dell’associazione  “Cambiamo Orosei insieme” Tanina Lai ha ribadito: «Il ruolo della politica è cruciale per spingere tutta l’amministrazione verso l’assunzione di quest’annosa questione, che deve essere sentita come problema di ogni singola persona. È necessaria l’apertura di un Tavolo istituzionale a livello regionale di confronto tra tutti i soggetti interessati (Comuni, Genio Civile, e Abbanoa ) per arrivare ad una soluzione unitaria che non veda i comuni in contrapposizione tra loro ma insieme per la tutela di un diritto fondamentale ed universale dell’uomo».

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