“Ci ha lasciato una penna carica di saggia umanità”: nelle parole di un amico il ricordo di Piero Mannironi

Sonia

“Ci ha lasciato una penna carica di saggia umanità”: nelle parole di un amico il ricordo di Piero Mannironi

sabato 20 Febbraio 2021 - 11:59
“Ci ha lasciato una penna carica di saggia umanità”: nelle parole di un amico il ricordo di Piero Mannironi

Piero Mannironi

«Il 17 febbraio ci ha lasciato una grande persona, la cui umanità e cristallina saggezza si era ben sposata alla sua amata professione di giornalista».

Inizia così il ricordo di Franco Delpiano amico caro  del giornalista Piero Mannironi.  In queste parole “scritte” con il cuore traspare il vuoto che Mannironi lascia nella professione alla quale si è dedicato con tutto se stesso e nella vita di una comunità, parole sincere che fanno riflettere e commuovere su un’amicizia vera e indissolubile che vanno oltre l’esistenza terrena.

«Ma il ricordo più grande è quello dell’uomo, dell’amico fraterno e mentore, con cui ho avuto la possibilità di condividere momenti di ammirazione fin dalla infanzia, tra una chiave inglese ed un sellino della sua amata moto, per ritrovarlo nel tempo sempre disponibile e generoso ad offrire la sua presenza ed il suo supporto anche in momenti di estrema sofferenza.
Proprio il 17 febbraio di 21 anni fa, iniziò la mia dolorosa vicenda sanitaria e giudiziaria in cui Piero divenne parte viva ed attiva, affiancandomi nel cammino intrapreso contro un sistema che aveva perduto ogni parvenza di ruolo codificatogli.
Fu proprio lui con la sua arte, fatta di elegante maestria delle inchieste, ad avviare una battaglia per raccontare la verità che scopriva. In una occasione, in quegli anni, mi spiegò che il suo agire con tanta chiarezza e decisione, sfondando muri di omertà e resistenza della politica italiana, non aveva origine dalla personale relazione con me.
Affatto.
Disse che la molla che spingeva lui nel condurre quella inchiesta, in cui io ero coinvolto come attore nei confronti dello Stato, era la sua assoluta sete di verità e giustizia.
Fu proprio lui ad innescare un tale rumore intorno al caso, attivando la stampa nazionale ed il Parlamento, nella figura dell’allora ministro del Lavoro (On. Maroni), innescando una inchiesta parlamentare nelle stanze dei vertici nazionali dell’INAIL. Grazie a lui il grande Oliviero Bea si interesso al caso, affiancandolo in parallelo, creando con Piero una macchina perfetta per scovare la follia dei fatti che stavano portando me ad un punto di non ritorno.
La paura per le inchieste giudiziarie che avevo innescato, coinvolgendo personaggi “intoccabili” della politica di quegli anni mi faceva tremare le gambe, benché fossi adagiato su una sedia a rotelle. Ma lui fu per me faro di immensa chiarezza.
Mi disse che forse avrei dovuto avere timore per ciò che stava accadendo: toccare i fili scoperti di in sistema pieno di ombre era cosa a lui ben nota, ma mi diede certezza che lui sarebbe stato al mio fianco, con la sua penna, pronto a “raccontare” anche ciò che non doveva essere raccontato. Al di la di questo, la sua carismatica presenza e la umana dolcezza, quella con cui era solito approcciarsi alla vita quotidiana, anche nelle sue pieghe malsane e dolorose, non finiva di rendere viva la voglia di essere presenti ed averlo a fianco. La sua ricchezza umana trascendeva il suo ruolo, e lo trasportava in ogni dove, con la leggerezza del sorriso che offriva con infinità semplicità».

«Grazie Piero … amico fraterno … ti ho voluto Bene.
Mi mancherai. Da lassù avrai il compito di dare pillole di quella tua grande saggezza e amore vero a coloro che ti hanno avuto al fianco, Daniela, Bianca Antonio e Claudia, a loro un abbraccio silenzioso».

“Che un’astore chi bolat in artu, l’aia sichiu in chelu … anzelu meu”.

(Da “Su bolu e s’astore” – M.tro Tonimo Puddu)

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