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Magomadas. Geco disponibile a qualsiasi controllo, ma un comitato resta “contro”

Lo stabilimento GeCo a Magomadas
Lo stabilimento GeCo a Magomadas

 

Non accenna a placarsi il frastuono che è stato sollevato sull’impianto di depurazione dei fanghi di Magomadas: dopo una riunione, alla quale hanno partecipato, oltre che i sindaci della zona, i tecnici della provincia, il comitato contro e i  rappresentanti di associazioni ambientaliste, era parso ci fosse spazio per un dialogo costruttivo con i titolari della GECO, i quali  continuano a dichiararsi disponibili a qualsiasi controllo, in attesa di una ulteriore relazione dell’ARPAS, relativa ad una recente ispezione.

Proprio su quest’ultima sembra si siano riaccese le polemiche: secondo quanto riferito ci sarebbero delle incongruenze come il mancato accompagnamento di carichi di fango senza la documentazione che certifichi la stabilizzazione e il rispetto della tempistica nella registrazione e una discordanza sul peso.

Osservazioni, ovviamente da verificare, che sembrerebbero non riguardare la nocività dei fanghi, ma, piuttosto, di ordine procedurale.

Il rappresentante legale della GECO Leonardo Galleri contestualmente ha affermato di essere l’unico a non aver visto questa relazione, “che pare essere in mano a molti”, e che si riserva di rispondere quando ne avrà preso visione, anche se ritiene sia stata superata positivamente in base ad altre ispezioni dell’ARPAS.

«Continuo a dire- ha affermato Galleri – che abbiamo avuto ispezioni di ogni genere, tra forestale, NOE, Provincia, ARPAS e così via. Vi pare che la Procura della Repubblica sarebbe rimasta ferma in caso di reato? In ogni caso noi siamo aperti, facciamo entrare chiunque e chiunque può prendere un campione dei fanghi e farlo analizzare».

La Regione ha dato la sua disponibilità  nel monitorare la questione e ha convocato il sindaco Emanuele Cauli. Alcune voci parlano anche di un’ inchiesta della Procura della Repubblica, ma, eventualmente si tratterebbe di un atto di routine, frequente in questi casi.

Rimane invece sul piede di guerra il comitato contro, che però al suo interno contiene varie posizioni, come visibile dal sito “Santa Rughe”: una parte infatti,  contesta, oltre gli odori e le mosche, un danno di immagine ad una zona a vocazione turistica e di produzione di un vino doc come la malvasia. Altri, invece, individuano come problematiche principali l’odore sgradevole  e le mosche, che però potrebbero essere superate e risolte.

A questo proposito, Leonardo Galleri ha affermato che ancora non sono in funzione le unità contro gli odori che, una volta istallata la corrente elettrica, saranno 300 e si dice fiducioso del fatto che “ogni problema potrà essere superato”.

Pier Gavino Vacca

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