giovedì 5 dicembre 2019, Aggiornato alle 18:26
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Dalla Rondinax alla Lab Box: Gerardo Bonomo racconta il bianco e nero argentico del terzo millennio

Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)
Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)

 

Ebbene si, si parla di fotografia in bianco e nero, della vecchia, cara, fotografia argentica a pellicola. E se ne parla partendo da lontano, dalla fine degli anni ’30, quando l’Agfa mise in produzione una sviluppatrice in bachelite per pellicole in rullo, pensata per essere utilizzata non in camera oscura ma liberamente alla luce del sole: la Rondinax.

Un esemplare della vecchia Agfa Rondinax (foto S.Novellu)

Un esemplare della vecchia Agfa Rondinax (foto S.Novellu)

Da allora sono trascorsi diversi decenni e la fotografia tradizionale (il termine analogico non è il più adatto per definire la vera fotografia), progressivamente accantonata dai più e soppiantata da quella digitale, è diventata un mezzo espressivo di nicchia, ma senza essere mai del tutto abbandonato.

Il laboratorio di sviluppo pellicola tenuto da Gerardo Bonomo (foto S.Novellu)

Il laboratorio di sviluppo pellicola tenuto da Gerardo Bonomo (foto S.Novellu)

Nel frattempo, aziende storiche come Agfa, Kodak, Polaroid – solo per citare le più note – hanno cessato la produzione delle emulsioni fotografiche e, a parte pochi casi (Leica, con la M7, e Nikon, con la F5, entrambe in produzione fino a pochi anni fa), anche le macchine fotografiche tradizionali hanno ceduto il passo prima alle fotocamere digitali da milioni di megapixel e, di recente, alle mirrorless.

Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)

Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)

in questi ultimi anni, però, si assiste a un rifiorire della fotografia su pellicola, e non solo da parte dei vecchi nostalgici ma anche delle nuove generazioni di giovani e di giovanissimi, stufi del “tutto subito” e del “tutto facile” ma evanescente (ci saranno generazioni di bambini che non avranno ricordi, spariti per sempre nel “decesso” del telefono cellulare o della compattina dei genitori), ottenibile con gli smartphone, vittime del fascino di una fotografia più meditata, tangibile e duratura, come quella ottenibile col procedimento tradizionale, che si porta a compimento con la stampa in camera oscura.

Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)

Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)

Così la maggior parte dei vecchi marchi è stata riesumata da aziende che nel frattempo ne hanno acquisito brevetti e tecnologie, e si sono riaffacciati sul mercato, rendendo nuovamente disponibili praticamente tutte le vecchie emulsioni e tutti i prodotti da camera oscura. E insieme ad essi anche l’idea di una sviluppatrice facile da usare. Frutto di un crowdfunding, alla fine ha visto così la luce la Lab-Box, commercializzata dall’azienda romana Ars Imago.

Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)

Gerardo Bonomo alle prese con la Lab Box (foto S.Novellu)

Oggi, a Olbia, in occasione dell’ottava edizione di “Storie di un attimo. Festival della fotografia popolare“, nei locali del Positive Film Lab, l’istrionico giornalista milanese Gerardo Bonomo, ha tenuto un interessante incontro dedicato alla fotografia a pellicola, un laboratorio in cui ha mostrato il funzionamento pratico della Lab-Box e gli interessanti risultati ottenibili della chimiche monobagno, che in un unico passaggio, sviluppano e fissano la pellicola, semplificandone il processo di trattamento.

S.Novellu © Tutti i diritti riservati

 

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