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Bosa. Dal fiume al mare: oltre 40 quintali di rifiuti di plastica raccolti nel Temo

 

Il 2 giugno, a Bosa, per iniziativa della società Diving Malesh, che lavora con un battello sul Temo, è stata organizzata una passeggiata ecologica lungo le rive del fiume con lo scopo di raccogliere i rifiuti che i soliti maleducati vi abbandonano. Il risultato della raccolta, che è stata effettuata a monte e a valle del vecchio ponte in trachite, è stato sorprendente: 40 quintali di rifiuti, tra cassette di polistirolo, vecchie barche abbandonate, batterie, copertoni e via dicendo. Tutta roba che, prima o poi sarebbe finita in mare, senza parlare del deturpamento dello splendido paesaggio che offre l’unico fiume navigabile della Sardegna. Quintali di rifiuti sono stati raccolti durante una passeggiata analoga a Macomer. Qui si è avuta la cattiva sorpresa della ricomparsa di discariche abusive solo alcuni giorni dopo la giornata ecologica, al punto che si pensa ad un monitoraggio con le telecamere dei punti più vulnerabili. Allontanandosi dalle due città non si trovano certo esempi di una maggiore civiltà. Tutte le piazzole della 131, l’arteria principale della Sardegna, sono piene di sacchetti di rifiuti ed altro ancora. A volte il sistema non aiuta. A Macomer, per esempio, la così detta isola ecologica, per mesi, non ha preso in consegna vecchi materassi, oggetti notoriamente ingombranti, perchè aveva già i contenitori colmi.

Una ragazza che ha ripulito la spiaggia di Piscinas è stata multata perché, non trovando cassonetti da nessuna parte, li ha depositati in uno a Cagliari. Se all’interno la situazione è questa, non è certo migliore lungo le spiagge. Recentemente è stato lanciato l’allarme da parte di Lega Ambiente, nell’ambito dell’indagine annuale “beach litter 2019”, dopo aver monitorato 5 spiagge, per un totale di 9000 metri quadrati. I risultati sono allarmanti: sono stati trovati più di 1200 rifiuti ogni 100 metri lineari. La stragrande quantità, il 94%, è risultato dalla plastica. I più frequenti i bastoncini di plastica dei famigerati coton fioc, per fortuna proibiti dal mese di gennaio. Non mancano però piatti, tappi ed anelli. Questo genere di rifiuti va e viene, a seconda delle mareggiate, fino a quando tutto viene frantumato in pezzi talmente minuscoli che poi finiscono nei pesci e, per ultimo, sulla nostra tavola, con conseguenze che ancora non si conoscono. Ancora più allarmante è ciò che viene dal pool del CNR che lavora a Torregrande. La quantità di plastica che troviamo nel nostro mare si avvicina spaventosamente alle famose isole dell’oceano Pacifico. 80 tartarughe su 100, (la caretta caretta), hanno ingerito buste di plastica. Un capodoglio spiaggiato a Porto Cervo aveva lo stomaco pieno di buste di plastica. I WWF denuncia che un terzo dei cetacei è morto per l’inquinamento.

Vi sono dei punti, tra Corsica e Toscana, in cui si arriva a punte di 10 chilogrammi di plastica per chilometro quadrato. La situazione è oramai ai limiti della sostenibilità. In alcune spiagge si incominciano a proibire mozziconi di sigarette e plastiche. Tanto per iniziare da qualcosa. A quando anche in questa zona?

Pier Gavino Vacca

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