sabato 19 ottobre 2019, Aggiornato alle 22:38
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Italia. “Carenza di sangue, l’appello ai giovani di donare”

 

Non cresce quanto dovrebbe, soprattutto tra i giovani, il numero dei donatori di sangue in Italia. Lo certificano i dati raccolti dal Centro Nazionale Sangue, che ricorda che il sangue è una forma primaria di terapia, per pazienti di tutte le età, affetti da un gran numero di malattie, molte delle quali sono oggi guaribili grazie ai donatori. Infatti solo grazie alla trasfusione – ricordano gli esperti – molti pazienti sono in grado di superare i momenti più difficili del decorso clinico. Per questo i donatori di sangue sono una risorsa preziosa per la medicina, così come lo sono i grandi medici. Diventare donatore di sangue significa partecipare a una gara contro la malattia e contro la sofferenza.

«Le necessità di sangue superano le unità donate.  È quindi indispensabile che il numero dei donatori aumenti», sostiene Gina Zini, direttore del Servizio di Emotrasfusione del Gemelli di Roma. E aggiunge: «donano il sangue soprattutto persone tra 30 e 55 anni, con ricambio generazionale molto scarso». Al Policlinico di Roma più dei due terzi del sangue proviene da donazioni effettuate in centri trasfusionali di altre regioni, dove i donatori sono più numerosi, come Piemonte, Toscana, Veneto e Puglia.

Peraltro il sistema sangue italiano, come quelli europei, deve prepararsi all’eventualità di dover affrontare la prossima estate focolai di malattie infettive “emergenti”, come ad esempio l’epidemia di Chikungunya, che possono mettere a rischio le scorte di sangue, costringendo ad esempio a sospendere le donazioni in territori molto ampi per evitare il rischio di contagio tramite trasfusioni.

I risultati ottenuti dal sistema italiano, che a differenza di quelli di paesi come Usa e Germania, si basa sulla donazione totalmente volontaria e non remunerata, sono notevoli. L’Italia è all’avanguardia, con un sistema che tutela donatore e ricevente. I volontari delle Associazioni sono a disposizione di quanti vorranno impegnarsi in questa nobile impresa, soprattutto a ridosso del periodo estivo, il momento più critico dell’anno per la fisiologica riduzione delle donazioni.

Non è possibile ricreare sangue in laboratorio quindi la donazione spontanea è l’unico modo per metterlo a disposizione di chi ne ha bisogno. Ciascuna donazione, poi, può salvare fino a tre vite. Questo gesto d’amore ha ricadute positive anche sulla nostra salute: nei soggetti idonei migliora il flusso sanguigno e, grazie ad analisi specifiche, può rilevare malattie a uno stadio precoce. Un incentivo a prendersi cura di noi e sentirci più responsabili scegliendo un sano stile di vita.

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