È morto a 80anni Jannis Kunellis, maestro della cosiddetta “Arte povera”

Sonia

È morto a 80anni Jannis Kunellis, maestro della cosiddetta “Arte povera”

venerdì 17 Febbraio 2017 - 08:10
È morto a 80anni Jannis Kunellis, maestro della cosiddetta “Arte povera”

Un ritratto di Jannis Kunellis

È morto ieri a Roma all’età di 80 anni Jannis Kounellis, pittore e scultore tra i massimi esponenti della cosiddetta “arte povera”.

Nato in Grecia, quando aveva 20 anni nella Capitale italiana aveva scelto per vivere, lavorare, creare le sue opere provocatorie, spiazzanti, destinate a far discutere, a rivoluzionare il mondo dell’arte italiano e internazionale.

Jannis Kounellis ritratto alla Galleria La Tartaruga di Roma nel 1966

Jannis Kounellis ritratto alla
Galleria La Tartaruga di Roma nel 1966

Pittore e scultore, Kounellis ha creato un linguaggio in continua evoluzione, che non è mai venuto meno in virtù di un incessante spirito di ricerca.

Nato in Grecia, al Pireo, nel 1936, a vent’anni Kounellis arrivava a Roma per studiare all’Accademia delle Belle Arti e nella città eterna ha iniziato a costruire la sua lunga e fortunata carriera.

Nel 1960 con la sua prima mostra personale alla galleria “La Tartaruga” di Plinio De Martiis.

Installazione di Kunellis alla Galleria l’Attico

Anche se ha continuato a parlare di sé come di un pittore, talvolta lasciando qualche perplessità negli interlocutori, Kounellis è stato soprattutto l’autore di installazioni e performance memorabili, capolavori riconosciuti dell’arte contemporanea, dai cavalli legati alle pareti della galleria L’Attico di Fabio Sargentini (1967) alla famosa Porta chiusa di San Benedetto del Tronto (con successive, straordinarie versione a Roma, Londra, Colonia) ai buoi macellati di Barcellona (’89).

Installazione di Kunellis al Catello di Rivoli - Torino

Installazione di Kunellis al Catello di Rivoli – Torino

E poi il fuoco, i labirinti, i sacchi, il carbone, il ferro, le farfalle, i cocci dei villaggi cinesi, una tappa dopo l’altra di una avventura creativa entusiasmante.

Una poetica la sua che si è quasi sempre espressa in grandi dimensioni. Ispirandosi alle sue origini greche, le sue installazioni diventano delle vere e proprie scenografie che occupano fisicamente la galleria e circondano lo spettatore rendendolo attore protagonista in uno spazio che inizia anche a riempirsi di animali vivi, contrapposti alle geometrie costruite con materiali che evocano la produzione industriale.

Non ho il senso del cavalletto”, diceva l’artista forse con un filo di ironia. Quella misura perfetta per appendere alle pareti (stravolta pero’ dalle tele smisurate di Pollock, ammirate per la prima volta in Italia alla mostra della Galleria Nazionale d’Arte Moderna del ’58) esprimeva ”un sentimento privato, mentre le installazioni sono pubbliche, visto lo spazio che occupano. E portano l’arte sul territorio, nelle piazze, nei giardini”.

Installazione di Kunellis al al Palazzo Riso di Palermo

Nel 1972 partecipò per la prima volta alla Biennale e divenne poi un artista noto in tutto il mondo, esponendo in diversi continenti.

Nel corso degli anni Settanta, deluso profondamente dal fallimento delle potenzialità innovative dell’arte povera, inghiottita suo malgrado dalle dinamiche commerciale (sentimento espresso dalla famosa porta chiusa con le pietre presentata per la prima volta a San Benedetto del Tronto), nei decenni successivi Kounellis ha saputo con una rinnovata consapevolezza ritrovare la primitiva propensione all’enfasi monumentale.

Nel 2002, ecco l’installazione dei cavalli alla Whitechapel di Londra e, poco dopo, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma Kounellis realizza un enorme labirinto di lamiera, lungo il quale pone, quasi fossero altrettanti approdi, gli elementi tradizionali della sua arte, come le ‘carboniere’, le ‘cotoniere’, i sacchi di iuta e i cumuli di pietre.

Nel 2004 celebra con una sua installazione allestita nella Galleria dell’Accademia di Firenze i cinquecento anni dalla creazione del David di Michelangelo.

Nel 2007 è nuovamente a Roma per la Porta dell’Orto Monastico della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, una imponente cancellata di ferro impreziosita da elementi cromatici realizzati in pietre di vetro.

Nel 2011 è alla Biennale di Venezia, ma anche in Cina per una serie di mostre dove ha presentato un suo straordinario lavoro: una scrittura fatta con frammenti di antica porcellana, quali ideogrammi concreti che si inseguono linea dopo linea in venti lamiere monumentali.

Lo scorso anno, le Monnaie di Parigi hanno ospitato una sua ampia retrospettiva.

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