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Poste in sciopero il 4 novembre: in Sardegna a rischio 750 posti di lavoro

 

A rischio 750 posti di lavoro: è questo l’effetto che avrebbe, solo in Sardegna, la privatizzazione di Poste Italiane.

È l’allarme lanciato da Cgil, Cisl, Cisal, Comfasal e Ugl che per il 4 novembre hanno proclamato lo sciopero generale con manifestazioni in ogni regione.

A Cagliari il corteo partirà alle 9 da viale Bonaria, di fronte alla Rai, e procederà verso via Roma con sosta davanti alla sede del Consiglio regionale, dove le sigle chiederanno un incontro con i capigruppo di tutte le forze politiche per illustrare le ragioni della vertenza e il rischio di abbandono del servizio sul territorio della Sardegna. La protesta terminerà in piazza del Carmine davanti alla sede della rappresentanza del Governo.

Nell’Isola, secondo i sindacati, le ricadute occupazionali e sociali del piano di privatizzazione assumono proporzioni molto gravi.

«Sui 3.500 dipendenti, 1.200 addetti al recapito e allo smistamento e 2.300 nell’area dei servizi finanziari al pubblico e aree di staff – spiegano i responsabili regionali del settore, Antonello Zedda (Slc Cgil), Timoteo Baralla (Slp Cisl), Mario Abis Failp Cisal, Albero Garau (Confsal Com), Marco Murgia (Ugl Com) – si ipotizzano tagli rispettivamente di 350 unità sui servizi postali e di 400 sui servizi finanziari. Non solo. Il piano di riassetto – sottolineano i sindacati – prevede ulteriori interventi di chiusura di uffici postali nelle zone più disagiate che si aggiungerebbero alle chiusure a giorni alterni già realizzate in oltre 80 piccoli comuni, e alla scelta di limitare il recapito della corrispondenza, con un impatto pesantissimo sull’occupazione, sulla qualità del servizio offerto e la garanzia del servizio universale e dei servizi di prossimità alle popolazioni delle aree più disagiate del nostro territorio».

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