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Calcio, balli e canti a tenore: i compagni ricordano Gianluca Monni

Uno scorcio di Orune e nel riquadro la vittima Gianluca Monni
Uno scorcio di Orune e nel riquadro la vittima Gianluca Monni

 

Manifestazione a Nuoro per ricordare lo studente di Orune ucciso un anno fa

Centinaia di studenti hanno affollato le tribune del Campo Scuola Coni di Nuoro per ricordare Gianluca Monni, lo studente 19enne di Orune ucciso un anno fa alla fermata dell’autobus mentre si recava a scuola.

L’istituto professionale Alessandro Volta, scuola frequentata da Monni, ne ha voluto omaggiare la memoria organizzando un quadrangolare di calcio nel quale si sono affrontate le squadre di tre scuola cittadine.

Amici, insegnanti e parenti hanno dato vita  anche a un grande ballo sardo e diversi gruppi di giovani si sono esibiti in canti a tenore, genere di cui Gianluca ero molto appassionato.

«Con questa giornata abbiamo voluto ricordare Gianluca ma anche rispondere ancora una volta alla violenza. Con lo sport, la competizione e l’amicizia i nostri studenti hanno voluto rispondere al grave atto di violenza commesso contro un loro compagno» ha detto la preside dell’Istituto Volta, Innocenza Giannasi.

Presenti sulle tribune anche i genitori e il fratello della giovane vittima dell’omicidio del quale ancora non sono stati trovati i colpevoli.

Nei giorni scorsi, intanto, c’è stato un nuovo appello dei familiari e dell’avvocato della famiglia di Stefano Masala, il giovane scomparso nel nulla il giorno prima dell’omicidio Monni e la cui macchina sarebbe stata utilizzata dai killer e poi data alle fiamme.

Mentre la famiglia si è rivolta alla trasmissione televisiva “Chi l’ha Visto” chiedendo verità e giustizia e denunciando l’abbandono delle istituzioni, l’avvocato Gianfranco Piscitelli, presidente dell’associazione Penelope Sardegna ha lanciato un appello sui social network. «Sicuramente c’è chi sa, chi tace per paura o per pietà. Io so che una risposta certa c’è – ha dichiarato il penalista. È trascorso un anno dalla sua scomparsa, basta una segnalazione anonima per mettere fine all’angoscia di chi attende una risposta. Chiamatemi, datemi la possibilità di aiutare questa famiglia che si consuma nel dolore e nell’attesa».

Antonio Cadoni

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