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Nuoro. La vera storia di “Zia Tatana Faragone”

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Francesco Ganga (noto Predischedda) in un disegno dal vero di Francesco Congiu Pes
Francesco Ganga (noto Predischedda) in un disegno dal vero di Francesco Congiu Pes

Nasceva oltre un secolo fa Zia Tatana Faragone, la famosa canzone nuorese composta da Francesco Ganga, noto come Mastru Predischedda; nella realtà, però, la protagonista del testo di quello che comunemente è definito “l’inno al vino” si chiamava Peppedda Faragone

 

Manca Antonio noto Faragone (marito di Peppedda) dipinto di Remo Branca

Antonio Manca – noto Faragone (marito di Peppedda), dipinto di Remo Branca

Peppedda Giordano in Manca (Faragone)

Peppedda Giordano in Manca (Faragone) in una foto d’epoca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Sa fide la professo chind’una diminzana, de cuddu ‘e zia Tatana Faragone”… Inizia con questi versi la nota canzone Zia Tatana, che l’estroso poeta Francesco Ganga (Nuoro 1867 – 1924), noto come Mastru Predischedda, ai primi del Novecento, memore delle sue bacchiche avventure, dedicava al vino nuorese prodotto nella valle di Marreri e venduto nello scopile (tradizionale rivendita di vino) del proprietario Antonio Manca, noto Faragone (Nuoro 1872 – 1948), gestito dall’allora giovane e simpatica moglie.

Il poeta, riferendosi alla moglie del Manca, la chiama Tatana, ma nella realtà la donna si chiamava Giuseppa Giordano, nota Peppedda Zerdanu (Nuoro 1888 – 1968), che, nel 1904 dopo aver sposato all’età di sedici anni il Manca Faragone ne prese anche il sopranome. Peppedda Faragone gestì la rivendita di vino fino al 1948, anno della morte del marito Antonio.

 

LA STORIA DELLA CANZONE: La storia tramandata in famiglia, circa il cambiamento di nome della protagonista nel testo della canzone, da Peppedda a Tatana, rivela che il Ganga fu diffidato dalla stessa interessata a inserire il suo nome nei versi di quello che era ritenuto un inno dissacrante. Predischedda, secondo la storia accettò di buon grado senza tuttavia scomporsi la variazione del nome, dal momento che la sostituzione del nome originario in Tatana gli avrebbe permesso anche di fare rima con diminzana.

Il brano Zia Tatana fu composto dal Francesco Ganga con un accomunamento musicale (in senso provocatorio), di sacro e profano, di canti presi della tradizione religiosa, come Su perdonu e Deus ti salvet Maria. Circa la ricostruzione storica e la datazione della canzone, è determinante il racconto riportato in uno scritto recentemente ritrovato, a firma della signora Nicolina Ganga (1900 – 1986), figlia dell’autore, che con una sua fedele amica d’infanzia, Elena Chironi (1901 – 1979), visse il periodo in cui suo padre Francesco componeva la nota canzone.

«Andavamo con papà – scrive Nicolina Ganga – dal cancelliere Giovanni Chironi, la cui moglie era una Costa – sorella di ziu Bobore Costa, padrone di Valverde -. Il cancelliere Chironi – aggiunge –, aveva una bambina della mia età. Si chiamava Elena, giocavamo insieme e andavamo d’accordo. Ziu Chironi era un uomo basso, vestito di blu o di nero, con un cappello a larghe falde che lo faceva simile ad un fungo. Era panciuto e beveva come una spugna; Papà lo chiamava “conca e napu”…».

Giovanni Chironi (Nuoro 1866 – 1913) descritto da Nicolina Ganga, è il famoso “Chirone conca e napu canzilleri” della seconda strofa della canzone. Sempre riferendosi al cancelliere Chironi, e riguardo all’esordio della canzone Zia Tatana, la Ganga continua: «Una sera lo sentii cantare con papà una canzone sarda che poi diventò popolare in tutto il circondario nuorese. Io ed Elena sua figlia, chiamate a prendere parte al coro cantavamo tenendo in mano un bicchiere di vino, mentre zia Grazia Costa (moglie del cancelliere Chironi e madre di Elena – N.d.A.), bella come una Madonna sorrideva cordiale e affettuosa…».

Il fatto, avveniva quando le due bambine Nicolina ed Elena potevano avere rispettivamente 9/10 anni circa; questo permette di datare la canzone in questione intorno al 1910, e comunque a una data antecedente al 1913, data di morte del cancelliere Giovanni Chironi. Elena Chironi divenne in seguito insegnante di greco e latino presso il Liceo classico di Nuoro, dove ricoprì anche la carica di preside. Fu inoltre un’appassionata cultrice di tradizioni popolari; di lei resta un’importante pubblicazione data alle stampe nel 1926 dal titolo: La Poesia popolare nel Nuorese. Nel 1949 divenne suora salesiana, continuando ancora la sua attività d’insegnante presso il Collegio salesiano femminile di Roma. Morì a Roma nel gennaio del 1979.

Nicolina Ganga fu insegnante elementare in diversi paesi della Sardegna. Nel 1922 si sposò con Andrea Marini e prese a risiedere a Cagliari, non mancando tuttavia di trascorrere lunghi periodi estivi a Nuoro (a cui rimase sempre molto legata) sul monte Ortobene, presso l’albergo dei Fratelli Sacchi. Morì a Cagliari nel dicembre del 1986.

Ritornando a Peppedda Faragone e al suo vino, bisogna aggiungere che a rendere popolare la sua figura nella vecchia Nuoro, contribuì anche Menotti Gallisay con il suo libro I vini di Nuoro: “Frate Sole” e i Sette Fratelli, dove raccontando le bacchiche avventure di “Frate Sole” (al secolo Francesco Ganga Predischedda) scrive: «Chi infatti saprebbe rinunciare ad esempio, senza offendere la propria dignità, ai vini di Burchiello e Peppedda Faragone?…» E ancora, elogiando la simpatica vinattiera Peppedda: «… chi potrebbe dimenticarla? Colla chiostra de’suoi denti – mandorle sgusciate (nella foto) allora, come ben disse offrendoci una tale similitudine un valoroso scrittore di cose sarde – vi schiude da sola, in grazia a quel suo liquore ed eterno sorriso – sorriso che non tramonta e che par ridere sempre e perfino nel sonno…».

Il 25 gennaio del 1968 quel sorriso che pareva intramontabile si spense per sempre. Peppedda Giordano, in Manca – Faragone, morì all’età di ottant’anni e con lei si chiuse anche un pezzo di storia nuorese.

A ricordare la sua figura e il suo vino di Marreri restano, le note musicali della famosa canzone che porta il suo nome, composta da Francesco Ganga Predischedda, che ormai è ormai diventata patrimonio di tutti i cori folkloristici nuoresi, a cominciare dal Coro di Nuoro, che per primo la fece conoscere oltre i confini della Sardegna nel 1955, nella famosa trasmissione radiofonica “Campanile d’oro”, con la voce solista di Diego Tanchis; a seguire con le incisioni discografiche del “Coro Barbagia”, del 1966, con la voce solista di Giuseppe Tanchis e nel 1967 ancora con il “Coro di Nuoro”, per la voce solista di Luciano Tanchis.

Zia Tatana

Sa fide la professo 

chind’una diminzana, 

de cudd’e zia Tatana Faragone. 

Custu est unu sermone

chene contu nen capu,

Chirone conca ‘e napu, canzilleri.

Sa pinna ei su tinteri 

pro fachere un’iscrittu 

a forza ‘e ghiraittu imbrasiau. 

Ca so’ che boe muscau

che pruvera nigheddu

ca finzas su cherbeddu happ’impinnau.

Mi falet unu raju,

unu raju mi falet

si torro a biber’abba in bida mea.

 

Michele Pintore

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