Lingua sarda? Quale futuro nelle scuole … laboratori destinati a diventare un ricordo

Sonia

Lingua sarda? Quale futuro nelle scuole … laboratori destinati a diventare un ricordo

martedì 05 Agosto 2014 - 11:17
Lingua sarda? Quale futuro nelle scuole … laboratori destinati a diventare un ricordo

Laboratorio di lingua sarda nelle scuole elementari

Laboratorio di lingua sarda nelle scuole elementari

Laboratorio di lingua sarda nelle scuole elementari

Parla la referente per i Comuni di Dorgali e Orgosolo: Valentina Schirra

«Quale sarà il destino dell’insegnamento del sardo nelle scuole? La Regione vorrà riconoscere i risultati conseguiti dopo il varo della legge che ha tutelato la lingua sarda, magari facendo un salto di qualità?» A porsi questi interrogativi a un paio di mesi dalla chiusura del Servizio lingua sarda, con una lettera indirizzata alla stampa, è Valentina Schirru, responsabile dei servizi linguistici territoriali per i comuni di Dorgali e Orgosolo e curatrice di un laboratorio sperimentale per i bimbi della scuola primaria di Dorgali.

Il progetto, dedicato all’ambiente e agli animali, si è articolato in trenta ore inserite nell’orario scolastico e distribuite tra marzo e maggio. I laboratori di lingua e cultura sarda, questo il senso del grido d’allarme, rischiano di diventare un lontano ricordo. La Regione non avrebbe ancora adottato alcuna iniziativa, a partire dal piano triennale, da cui dipende la programmazione delle attività ed il relativo finanziamento.

«A oggi la Giunta Pigliaru non ha speso né un euro né una parola per la lingua sarda. Tutto sembra indirizzato ad una politica di tutela del patrimonio  locale improntato sul folclore a sollazzo di capricciosi e bizzarri italiani e stranieri, in fondo convinti che l’Isola si accenda ad aprile e si spenga ad ottobre». Il settore conta circa centocinquanta operatori con diverse specializzazioni.

«La Regione sembra anche sorda e disinteressata al destino di questi lavoratori, che rischiano di andare ad ingrossare le fila già troppo numerose dei nostri disoccupati». I laboratori sperimentali, vere e proprie avventure didattiche per gli alunni secondo Schirru, coniugano l’insegnamento con l’attività creativa di bimbi e ragazzi, con lo scopo di sviluppare in loro il “doppio binario”, cioè la padronanza corretta e consapevole dell’italiano e del sardo.

«I laboratori nelle scuole sono solo una parte della politica innovativa sviluppata negli ultimi sette anni, cioè da quando è stata promulgata la legge sulla lingua sarda, che comprende per esempio il sostegno all’editoria e all’informazione in sardo. Sarebbe auspicabile passare dalla sperimentazione alla continuità». Nonostante la forte critica per i ritardi della Regione, Valentina Schirru tiene a precisare l’intento positivo della sua iniziativa: «voglio credere alle ottime intenzioni di questa Giunta, ma abbiamo bisogno che siano compiuti rapidamente atti concreti che garantiscano il funzionamento dell’ufficio regionale per la lingua sarda e che vi sia un cambio di passo. «A tempus prus. Diat èssere peri ora de nche sellare una borta bona s’isperimentazione e de nche acrumpire una lege ispetziale pro su sardu chi garantat s’impreu de una limba iscrita codificada e istandardizada, chi giai tenimus, cosa chi at a dare peri lugore nou a sos faeddos de cada bidda. Solu a custa manera su Sardu si podet acumprire che Limba de s’Europa». Cioè sostiene la Schirru, esiste ed è già ″codificata una lingua sarda scritta ed è necessario superare la sperimentazione, dando piena dignità al sardo, lingua d’Europa″. «Diversamente, anziché una lingua che vive attraverso gli atti delle pubbliche amministrazioni, parlata dalle nuove generazioni, ci ritroveremo col sardo confinato nelle aule universitarie, prigioniero di noiosi dibattiti di pedanti grammatici alessandrini, entusiasti di congetturare sulle varianti parlate del nord e sud dell’isola».

Pierfrancesco Lostia©Tutti i diritti riservati

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