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Nuoro. “il Gaming colpisce anche le nostre realtà”: parla l’esperto

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Il 69% dei giovani nuoresi ha dichiarato che non può vivere senza telefonino

La parola Gaming letteralmente significa “gioco d’azzardo” ma viene utilizzata per indicare tutto ciò che è videogioco e gioco virtuale. Facilmente installabili su Play station, X_BOX, Nintendo, Smartphon e PC, i videogiochi piacciono a tutti, adulti e ragazzi.

Il giro d’affari è di oltre 300milioni di dollari e va nelle tasche dei grandi produttori di intrattenimento off e online, capaci di concepire giochi sempre più avvincenti e realistici, in versione free o a pagamento (I dati e i guadagni del gaming)

Senza demonizzare tutto ciò che è progresso e divertimento, il gaming estremo ha però effetti oscuri e pericolosi soprattutto sui maggiori fruitori di esso: gli adolescenti. Alcuni di essi dediti per diverse ore al giorno tra Minecraft da costruire e kill da accumulare.

Il free to play per eccellenza è l’ultimo successo della Epic Games e della People Can Fly: Fortnite, un gioco “sparatutto” che piace anche ai genitori. Grazie a una grafica ruffiana di personaggi cartonizzati, senza neppure uno schizzo di sangue e tra isole paradisiache su cui calarsi con i paracadute, una moltitudine di adolescenti – in team di amici veri e virtuali – combattono i nemici. I protagonisti, le cui armature e allestimenti sono da integrare a pagamento, dopo la battaglia danzano innocenti al suono di coreografie ben studiate: famosi giocatori come Alli, Griezmann e Fabregas hanno dichiarato la loro passione per Fortnite, dando visibilità e potere mediatico al gioco. Alli lo ha fatto celebrando il suo goal con le movenze dei personaggi della Battaglia reale.

A seguito di questo successo planetario gli youtuber specializzati nel commentare il gioco – i Pro Gamer – sono aumentati. Ninja è uno streamer da 500mila dollari al mese. I nostri ragazzi passano sempre più tempo a visualizzare stream – qualcuno trash e demenziale – il cui argomento è sempre Fortnite.

Nel gioco, come nella maggioranza dei giochi “sparatutto” sopravvivere è l’obiettivo principale, tra imboscate e corse a perdifiato e l’accumulo di tensione e la soddisfazione finale tolgono energie e tempo alla vita reale dei ragazzi: apatia e inappetenza sono tra i primi segnali di dipendenza da gaming.

L’esperto di problematiche giovanili Gianfranco Oppo sostiene che gli adolescenti, ma addirittura bimbi di 10 anni «…di giorno perdono la cognizione del tempo e preferiscono stare intanati nella propria stanza con “i giochi sparatutto” anziché con i propri compagni; hanno sbalzi d’umore e vere e proprie crisi di rabbia immotivate. Questo è il profilo di sempre più bambini ed adolescenti di Nuoro e dintorni. Non importa se vivono in un piccolo paese o in città, sono vittime della dipendenza da Internet. Non si sa quanti siano, qui da noi non ci sono ambulatori come a Roma e Milano in cui i genitori possano curarli per l’Internet Addiction Disorder. Certo è che quando a circa 200 bambini delle elementari di alcuni paesi del circondario è stato fatto vedere la clip su Sasha, il bambino ucraino in crisi di astinenza da Internet, almeno 1 su 10 ha detto di riconoscere in quei comportamenti o un fratello più grande, o un cuginetto o un compagno di scuola. “

È recente l’inserimento anche dell’Internet Gaming Disorder tra le dipendenze nei sistemi di classificazione, proprio a causa delle sempre più frequenti segnalazioni da parte di insegnanti e genitori di sintomi quali perdite di concentrazione, scarso rendimento scolastico, nervosismo. Ma il gaming è solo uno degli aspetti potenzialmente patologici dell’uso – abuso di internet.

Prosegue Oppo: «In un’ultima indagine fatta dal Settore ricerca Lariso eseguita 3 anni fa in 14 scuole medie ed elementari di Nuoro e provincia, il 69% dei bambini diceva che non avrebbe tollerato di stare senza telefonino per più di un quarto d’ora. Oggi la percentuale nazionale (e presumibilmente la nostra) è salita al 79%.»

Oppo sostiene che «…lo smartphone è divenuto il regalo preferito per la comunione e sono solo poche mosche bianche che non lo posseggono già dalla prima media. Il ritorno dell’eroina ha allarmato e spaventato. Crea meno allarmismo la dipendenza in “guanti bianchi» da Internet: è più tollerata. Infatti non puzza di alcol o di cannabis; la “sostanza” è a portata di mano; non crea stigma sociale poiché è utilizzata nell’intimità della propria casa. Il rischio è palese e l’età sempre più precoce: hanno 10 anni e mezzo le due blogger che passano gran parte del tempo su un proprio canale di Youtube ed abitano in un piccolo centro della provincia.»

È tutto fuorché un gioco.

Maria Annunziata Giannotti

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