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Isre: a Olbia inaugura la mostra fotografica di Guido Costa

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L'inaugurazione della mostra di Guido Costa
L'inaugurazione della mostra di Guido Costa

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Da Cagliari a Caprera, passando per i paesi dell’interno della Sardegna, in un viaggio nella memoria che dura lo spazio di tre decadi. L’Isre – Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna – in collaborazione con l’Associazione Deamater e il Comune di Olbia, ha inaugurato venerdì 13 luglio nella Sala Expò di via Porto Romano di Olbia la mostra fotografica Guido Costa, fotografie della Sardegna del primo Novecento. Molto soddisfatto il presidente dell’Isre Giuseppe Matteo Pirisi: «con questo evento creiamo un legame forte con Olbia, grazie a questa mostra dimostriamo quanto sia importante la cultura in un percorso di crescita sociale e umana della Sardegna. Felice anche l’assessore alla Cultura di Olbia Sabrina Serra: «siamo lieti di mettere in mostra una collezione così importante che è rivolta soprattutto ai giovani, affinché possano conoscere e tramandare la propria storia».

Visitabile fino al 31 agosto (orario: 18-24) la mostra- allestita nel piano terra del palazzo Expò di Olbia – rende fruibile l’intero corpus del Fondo Costa di proprietà dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico, confermando il ruolo cruciale che l’Isre riveste nel campo delle grandi esposizioni fotografiche.

Il fondo prende il nome dall’ autore delle immagini, Guido Costa, nato a Sassari nel 1871 e morto a Cagliari nel 1951, dove trascorse gran parte della sua vita. Figlio di Enrico Costa, noto scrittore e studioso della Sardegna, Guido fu insegnante di inglese e giornalista pubblicista, oltre che conferenziere e fotografo dilettante.

La collezione messa in mostra è costituita da centoventisette negativi in bianco e nero su lastre di vetro e su pellicola al nitrato, del formato prevalente di cm. 13×18, con quattro esemplari di cm. 9×12. Nel suo complesso diventa un affascinante romanzo esistenziale, che racconta con lo sguardo fresco di Costa vedute panoramiche e particolari di paesaggi, paesi dell’interno e scorci del Campidano.

All’occhio curioso di Costa non sfuggono i dettagli: oggetti e manufatti della cultura materiale, di attività tradizionali e tipi umani, particolari di balconi in legno e ornamenti sartoriali. Ma sono i suoi ritratti gli elementi più interessanti. Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più a ripetersi esistenzialmente. La fotografia è per Costa lo strumento attraverso il quale la Sardegna del primo Novecento si fa attuale, si rivela, si palesa. I volti di Guido Costa dicono “eccomi”: chiedono la nostra risposta e la nostra attenzione.

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