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La CGIL rilancia la battaglia contro l’amianto tutelando i diritti dei lavoratori contaminati

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La battaglia per il riconoscimento dei diritti passati, presenti e futuri dei lavoratori contaminati dall’amianto riparte da Ottana, simbolo dell’ascesa e del declino dello sviluppo industriale in Sardegna. In programma sabato 14 aprile un convegno con la partecipazione di Maurizio Landini, storico segretario della Fiom Cgil. In campo con il sindacato le associazioni che da anni si battono per il riconoscimento e la tutela dalle malattie professionali derivanti da esposizione all’amianto. Prevista anche la partecipazione della Regione con gli assessorati dell’Industria e dell’Ambiente.

La strategia è ben delineata. «Noi – spiega il segretario regionale della Cgil Michele Carrus – vorremmo ottenere il riconoscimento dell’area Sin, sito di interesse nazionale, per Ottana perché questo dovrebbe facilitare il riconoscimento dei benefici previdenziali per i lavoratori esposti. Vorremmo che fosse potenziata con strumenti anche di diagnosi precoce la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti e per i loro familiari. E vorremmo che fosse portato avanti un poderoso piano di bonifica e di riconversione per quel sito. Ma è un discorso che vale per tutta la Sardegna: abbiamo otto metri quadri e mezzo di amianto per ciascun abitante. Dappertutto. Occorrono investimenti: attraverso un intervento necessario e doveroso si possono creare tanti posti di lavoro».

Le malattie professionali derivanti da esposizione all’amianto danno diritto a due diverse provvidenze: il riconoscimento dei benefici previdenziali e la rendita Inail. Secondo la Commissione di inchiesta Fabbri (audizione del 13 e 14 luglio 2017) le domande dei lavoratori dell’area industriale di Ottana sono state dal 1994 a oggi 55 per il riconoscimento della malattia professionale (37 nel corso degli ultimi due anni), 1.081 per il riconoscimento dei benefici previdenziali, di cui 1.066 respinte.

Da un censimento della Regione del 2014 l’amianto sarebbe presente in 319 scuole, 50 impianti sportivi, 79 uffici postali, 60 strutture sanitarie e caserme, 2.019 comuni, 147 impianti industriali, 600 altri siti di varia natura per un totale di 1.101 siti pubblici contaminati. «Siamo stati dimenticati – denuncia Sabina Contu, presidente regionale di Aiea- siamo l’ultima regione d’Italia: solo in pochissimi casi i diritti dei lavoratori sono stati riconosciuti. Ma il passato non ci interessa. Ci interessa quello che si sta facendo in questi anni in vista di un futuro diverso».

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