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Viaggio nella memoria. La Sardegna di Thomas Ashby in mostra all’ISRE

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Oliena, uno degli scatti di Thomas Ashby in mostra all'ISRE (foto S.Novellu)
Oliena, uno degli scatti di Thomas Ashby in mostra all'ISRE

 

CHI ERA THOMAS ASHBY? Fu una borsa di studio post lauream a condurre nel 1897 il giovane Thomas Ashby (Staines 1874 – Londra 1931) in Italia, alla British School at Rome, l’accademia britannica di archeologia, storia e belle arti. Pochi anni dopo ne divenne prima vicedirettore e poi direttore, carica che mantenne fino al 1925, quando iniziò a dedicarsi a tempo pieno allo studio dell’archeologia romana sul territorioMembro dell’Istituto archeologico germanico, della Pontificia Accademia Romana d’Archeologia, dell’Accademia dei Lincei, del Royal Institute of British Architects, dell’Accademia di San Luca, della Società Romana di Storia Patria e del British Academy, tra le altre cose, Ashby collaborò anche alla prestigiosa Enciclopedia Britannica.

La Sardegna di Thomas Ashby in mostra all'ISRE (foto S.Novellu)

Uno degli scatti di Thomas Ashby in mostra all’ISRE

LA SARDEGNA. Fresco di nomina alla British School at Rome, su invito di Antonio Taramelli (allora soprintendente alle Antichità della Sardegna e direttore del Museo archeologico di Cagliari) e del collega Filippo Nissardi, nel 1906 Ashby trascorre tre settimane nell’Isola, dove scopre le straordinarie vestigia nuragiche e prenuragiche, oltre a usi e costumi millenari e paesaggi incontaminati. Da allora, fino al 1912, vi tornerà ben cinque volte e il cospicuo prodotto dei suoi soggiorni nell’Isola è ascrivibile a pieno titolo tra quelli dei grandi viaggiatori che tra Otto e Novecento si avvicendarono in terra sarda, lasciandoci testimonianze letterarie, pittoriche e fotografiche di inestimabile valore storico e documentario, non ultime, per rimanere in Sardegna quella del suo collega, il padre domenicano inglese Peter Paul Mackey.

LA FOTOGRAFIA: Sin da giovanissimo, l’archeologo inglese si servì ampiamente dello strumento fotografico (con macchine a lastre e a rullo, sia di grande che di medio formato) per documentare il proprio privato, l’attività professionale, la guerra (di cui farà lunga esperienza) e i propri viaggi il Italia. E quelli compiuti in Sardegna tra il 1906 e il 1912 non fanno eccezione.

Attrezzature fotografiche di Thomas Ashby (foto S.Novellu)

Attrezzature fotografiche di Thomas Ashby (foto S.Novellu)

LA MOSTRA. Nel 2016, una selezione delle sue oltre 600 immagini, custodite negli archivi romani della British Schoo, riemerge dall’oblio grazie a una grande mostra allestita in Sardegna. Dai primi di febbraio del 2018, è possibile riapprezzarne un centinaio, stampate magnificamente, nell’ambito della mostra “La Sardegna di Thomas Ashby.
Paesaggi Archeologia Comunità. Fotografie 1906-1912″, allestita negli spazi dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico di via Mereu a Nuoro. L’esposizione, promossa dall’ISRE col patrocinio della Banca di Sassari, della British School di Roma e dell’editore Carlo Delfino – che ne ha realizzato il catalogo, è curata dall’archeologa Giuseppina Manca di Mores.

ISRE. “La Sardegna di Thomas Ashby. Paesaggi Archeologia Comunità. Fotografie 1906-1912”

ISRE. “La Sardegna di Thomas Ashby. Fotografie 1906-1912”

UN VIAGGIO NELLA MEMORIA. L’allestimento si articola in cinque sale, attraverso le quali si dipana un percorso di viaggio che dalla Gallura ci conduce a Cagliari, passando le principali aree geografiche dell’Isola, un viaggio fotografico tra nuraghi, tombe dei giganti, edifici di culto, feste paesane, processioni, abiti e tessuti tradizionali, elementi della cultura materiale. Neppure la figura umana sfugge all’occhio dell’archeologo, che non si limita alla documentazione dell’oggetto del proprio interesse, ma utilizza l’uomo sia come parametro di misura delle cose, oltre che come oggetto principale di indagine, con il suo contesto e le sue tradizioni.

Superato l’ingresso, dove un breve documentario ci illustra i tratti essenziali della sua biografia, la prima sala è incentrata su Gallura, Logudoro, Meilogu, Marghine e Goceano. Una carrellata di una quindicina di fotografie ci riporta d’un tratto in un’altra epoca, un’epoca fatta di imbarcazioni a vela ormeggiate nel porto di Golfo Aranci; architetture ecclesiastiche diroccate, nella foggia precedente i restauri (N.S. di Saccargia e Santa Sabina a Silanus) con affondi su elementi strutturali che l’immaginario colloca solo in contesti barbaricini, come i ballatoi lignei intarsiati, ma che evidentemente sussistevano anche nel Marghine (Silanus).

Oliena, Thomas Ashby in mostra all'ISRE (foto S.Novellu)

Oliena, uno degli scatti di Thomas Ashby in mostra all’ISRE

La seconda sala vede protagonista la Barbagia. Una ventina di immagini, capofila un’istantanea colta in una via di Nuoro, per passare poi a un interessante interno domestico olianese, col forno, i fornelli a carbone e gli attrezzi della cucina; sempre a Oliena ritrae un giovane abbigliato alla maniera tradizionale, scalzo e in posa davanti ad alcune tessiture che fungono anche da fondale. A Orgosolo è la festa ad attirare l’obiettivo di Ashby, nello splendore degli abiti tradizionali, di cui il bianco e nero, pur senza restituire gli sfavillanti colori, aiuta a concentrare l’attenzione sulla postura composta e austera delle donne che li indossano. A Fonni, poi, è ambientata l’immagine di copertina del catalogo e della mostra stessa, quella dell’uomo in posa sull’uscio di casa, su cui si affaccia anche il resto della famigliola.

La Sardegna di Thomas Ashby in mostra all'ISRE (foto S.Novellu)

La Sardegna di Thomas Ashby in mostra all’ISRE (foto S.Novellu)

Il piccolo spazio di passaggio la cui vetrata fa perdere lo sguardo sui tetti nuoresi, accoglie un’altra ventina di immagini ogliastrine, dove sono i ruderi di nuraghi e tombe dei giganti nelle campagne di Villagrande a farla da padrone; poi ancora abiti tradizionali a Lanusei, Gairo e Jerzu.

Oristano, Thomas Ashby in mostra all'ISRE (foto S.Novellu)

Oristano, uno degli scatti di Thomas Ashby in mostra all’ISRE

Si accede così alla penultima grande sala, dove è esposta una quindicina di immagini realizzate tra il Barigadu, il Guilcer e il Campidano di Oristano. Qui l’argomento principale sono le architetture tipiche, con dettagli di matrice catalano-aragonese e le donne che fanno il bucato nelle acque termali (Fordongianus); interessante anche una “pinnetta” coperta con lastre di sughero ai piedi del nuraghe Losa ad Abbasanta. All’archeologo non sfugge certo che Oristano, con la sua torre di San Cristoforo, è storicamente città della ceramica, ed ecco, infatti, un repertorio di ceramiche provenienti dal nuraghe Sagheddu, suggestivamente ritratte sfruttando la luce naturale di un poggiolo.

La Sardegna di Thomas Ashby in mostra all'ISRE (foto S.Novellu)

La Sardegna di Thomas Ashby in mostra all’ISRE (foto S.Novellu)

Dominata da un grande ritratto di Ashby, l’ultima sala, quella più luminosa, le cui vetrate sia affacciano sull’ampia terrazza, ospita le immagini realizzate nel Sarcidano, ancora incentrate sull’archeologia, ma con importante un’affondo sull’attività mineraria a Guspini e Ingurtosu; nel Sulcis e nell’Iglesiente, con una bella immagine del tempio di Antas prima della “ricostruzione” e gli ipogei di Sant’Antioco abitati dai cosiddetti “gruttaius”. Il viaggio verso il Campidano di Cagliari passa per Capoterra, dove l’attenzione è catturata da una grande “noria” (un congegno per l’irrigazione) passando per Uta e Assemini, con i tipici forni per il pane realizzati in esterni. Chiudono la rassegna cinque immagini di Cagliari tra le quali non passa certo inosservata l’ampia panoramica.

La mostra è visitabile (gratuitamente) fino al prossimo 18 marzo.

Salvatore Novellu © Tutti i diritti riservati

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