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Mamone. Le linee telefoniche funzionano a singhiozzo: detenuti sorpresi con i cellulari

«Sarebbe opportuno  l’uso del cellulare al detenuto con numeri autorizzati»

Nove cellulari sono stati ritrovati dagli agenti della Polizia penitenziaria durante i controlli scattati nel corso di questo fine settimana.

Il blitz degli agenti è avvenuto nella casa di reclusione di Mamone all’interno della diramazione S’Alcra in collaborazione con il reparto a Cavallo. I telefonini si trovavano nascosti all’interno di una camera detentiva occupata da extracomunitari e in altri vari locali. intanto proseguono le indagini interne e i controlli che potrebbero estendersi anche alle altre diramazioni del carcere.

«Nel complimentarci con la polizia penitenziaria per l’ottima operazione di bonifica ricordiamo che è da tempo che denunciamo il fatto che a Mamone le linee telefoniche fisse funzionano a singhiozzo ed a volte si interrompono del tutto – afferma il segretario generale aggiunto della CISL Giovanni Villa-  questo molto probabilmente ha portato il detenuto ad arrangiarsi procurandosi abusivamente il cellulare per poter avere dei colloqui telefonici con i familiari o con altri. una situazione molto grave questa dove se non risolta potrebbe ulteriormente peggiorare. aggiungo che non è la prima volta che si trovano telefonini ai detenuti, e questo grazie al costante e prezioso lavoro della polizia penitenziaria, anche se sotto organico».

Villa conclude evidenziando che mai: «un numero così alto di cellulari all’interno della colonia era stato riscontrato, segnale questo da non sottovalutare e  che indica come le istituzioni siano sempre più lontane dalle problematiche del carcere. A questo punto sarebbe meglio autorizzare l’uso del cellulare al detenuto con i numeri autorizzati, insomma una sorta di telefonino limitato alle chiamate, non solo si risparmierebbero risorse finanziarie ma anche umane. Un’altra alternativa sarebbe quella delle cabine telefoniche. Questo crediamo sia possibile effettuarlo a Mamone, e nelle altre colonie agricole, dove il detenuto può far introdurre dall’esterno ogni oggetto considerato che il personale è poco e non può controllare costantemente un’area così vasta».

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