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Nuoro. 20 operatori SLA da luglio senza stipendio: la protesta in Comune

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La delegazione di opertatori SLA ricevuta in Comune
La delegazione di opertatori SLA ricevuta in Comune

 

Una delegazione di operatori ricevuta dall’Assessore ai Servizi Sociali

Garantiscono l’assistenza domiciliare ai malati di SLA ventiquattrore su ventiquattro e sono un punto di riferimento per le famiglie. Il loro servizio però, non è sufficientemente riconosciuto dalla Regione Sardegna in quanto una ventina di operatori Nuoresi si sono ritrovati – chi più a lungo e chi meno – dal mese di luglio a non percepire un euro di stipendio. Solo il forte senso del dovere e l’amorevole cura nei riguardi dei loro assistiti gli ha finora impedito di gettare la spugna e trovare soluzioni alternative.

L'assessore ai Servizi Sociali Valeria Romagna (foto Cronache Nuoresi)

L’assessore ai Servizi Sociali Valeria Romagna (foto Cronache Nuoresi)

La loro lotta per la retribuzione oggi è approdata in Comune, dove l’assessore comunale ai Servizi Sociali Valeria Romagna ha ricevuto una delegazione, formata da tre operatori, ai quali è stato affidato il compito di esporre tutte le problematiche del caso.

Gli operatori sono retribuiti attraverso il programma regionale “Ritornare a casa”.

Il punto della questione è che i finanziamenti al progetto sono corrisposti in forte ritardo dalla Regione alle casse comunali e, di conseguenza, anche le somme di denaro che permettono alle persone non autosufficienti che ne usufruiscono di ricevere il sostegno necessario all’interno della propria abitazione (con un notevole risparmio per le casse regionali perché si evitano i ricoveri nelle strutture sanitarie che possono arrivare a costare, a seconda della patologia, fino a 1400 euro al giorno) vengono erogate loro in ritardo.

Il racconto di un familiare di un malato di SLA

Oggi l’assessore Romagna gli ha rassicurati che la situazione si è sbloccata e tra qualche giorno gli stipendi saranno accreditati in banca.

Il problema, però, come ha sottolineato il portavoce della delegazione Massimo Buttita, è che ogni anno gli assistenti domiciliari sono dimenticati dalla Regione e si trovano puntualmente a dover combattere per percepire quanto dovuto e, ogni mese, per far quadrare i conti grazie all’aiuto di parenti e amici.

«Una situazione mortificante specialmente per chi ha famiglia e solo un’entrata economica, i più fortunati tra noi, sono sostenuti dai familiari degli assistiti che anticipano nonostante le spese che questo genere di malattia comporta i nostri soldi» affermano gli operatori domiciliari.

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