Jorit, dopo il murale su Deledda: “I nuoresi hanno il senso dell’appartenenza”

Jorit, 32 anni, il muralista disegnatore di Grazia Deledda, nei 150 anni dalla morte della scrittrice nuorese premio Nobel. Da alcuni giorni l’opera dell’artista di Quarto, hinterland di Napoli, ricopre una parete esterna della biblioteca “Satta”, in piazza Asproni. «Sono contento di averlo realizzato – racconta – a Nuoro perché raffigura un personaggio che ha rotto schemi e convenzioni. Un po’ ribelle e rivoluzionaria. Sono le figure che mi piacciono di più».

Jorit all’opera a Nuoro

L’idea del comitato dei festeggiamenti, presieduto dal romanziere Marcello Fois,  è lunga di un paio di anni, ma è stata concretizzata solo ora, che le iniziative per l’anniversario “tondo” della nascita di Deledda vanno a chiudersi. «Sono stato contattato due anni fa – ricorda Jorit – ma in quel momento non se n’è fatto nulla. Perché la prima scelta era per una parete del Corso Garibaldi, che era destinata tuttavia a essere rifatta. I lavori di ristrutturazione avrebbero, quindi, cancellato il murale. Non c’era una parete alternativa. Sino al momento in cui non si è pensato alla biblioteca. Una soluzione ottimale, secondo me, perché la parete, e oggi il disegno, ti si apre oltre la collinetta, mentre percorri la salita antistante».

Jorit, da parte sua, ha scoperto Nuoro: «Non c’ero mai stato – spiega – prima di essere chiamato a realizzare il murale. Una piccola opera – continua il muralista napoletano –  invece, l’avevo creata a Tonara. Il capoluogo della Barbagia per me è stato una sorpresa. Ho imparato a conoscere la sua storia, la grande tradizione letteraria, quella che gli è valsa il titolo di capitale della cultura in Sardegna. Ma anche vicende, quali i moti di “Su connotu”, che ho sentito narrare e apprezzato. Perché – aggiunge Jorit – anch’io vengo dalle lotte e rivendicazioni. Quelle di Quarto, la mia città, zona marginale di Napoli, dove facevano le manifestazioni per ottenere spazi in cui incontrarci ed esprimere la nostra creatività». Quella che, nel caso di Jorit, ha fatto balzare fuori un artista, passato dall’Accademia delle belle arti, prima di iniziare il percorso professionale, che l’ha portato in varie aree del mondo. Le ultime tappe negli Stati Uniti, prima del ritorno a Napoli, dov’è impegnato a illustrare la parete di un grattacielo di 32 piani, con le figure dei tre miti di Napoli: Maradona, Troisi e Pino Daniele. «Si tratta del murale più alto del mondo», ricorda ancora Jorit.

Ritornando a Nuoro, il racconto degli abitanti, sulla loro storia, hanno fatto nascere nel muralista un’idea precisa: «Sono il segno di una comunità che vive e valorizza le proprie radici. Non me l’aspettavo. C’è molto orgoglio e senso dell’appartenenza. È questo, secondo me – continua Jorit – che va esaltato. L’appartenenza. In un tempo in cui l’unico fatto positivo sembra l’essere cosmopoliti. Si dice, le radici non sono importanti: vai di qua, vai di là. Non è vero». Nel soggiorno nel Nuorese per l’artista di Quarto, anche un salto a Orgosolo, altra patria dei “murales”: «Sono rimasto impressionato. Anche perché – sottolinea Jorit – hanno dentro di sé dei messaggi, precisi e forti, di pace e giustizia, oltre a un respiro internazionale. Riflettono il mio spirito – aggiunge – e la mia scelta artistica, quella del muralismo della rivoluzione messicana del principio dell’800, fatto appunto di pensieri e messaggi bene determinati». Tra quelle esperienze, in un crocevia dove convergono la proposta Sudamericana, il graffitismo Usa, quello dei primi anni ’70, e la “street art” degli anni 2000, viene fuori Jorit. Che il grande pubblico, e non solo italiano, ha imparato a conoscere un anno fa per via di quel murale su Dostoevskij, nel quartiere napoletano di Fuorigrotta, nel momento in cui la cultura russa finì nel mirino della reazione contro lo Stato che aveva appena invaso l’Ucraina: «Diversi intellettuali italiani, da Santoro, a Vauro, a Moni Ovadia – ricorda Jorit – hanno contestato la scelta dell’università di Milano-Bicocca di sospendere quelle lezioni su Dostoevskij. Mi sono aggregato – dice – utilizzando i miei strumenti». Putin ha avuto per Jorit parole di elogio. Ma oggi il muralista ci tiene a chiarire: «Sono un pacifista e la figura del presidente della Russia certo non mi rappresenta».

Si sente più vicino a personaggi come Grazia Deledda, o i popolani nuoresi delle rivendicazioni sociali, quelle per il possesso della terra, per il pane. Per la giustizia, in ultima battuta.

Francesco Pirisi

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