Dalle scatole vuote nel secondo covo di Messina Denaro agli affari miliardari del boss

Le immagini del secondo covo del boss trapanese

Mentre il mondo della politica esulta per l’arresto del boss mafioso Matteo Messina Denaro e per l’individuazione del suo alloggio e del covo (in un appartamento a piano terra di un edificio non distante, sempre a Campobello di Mazara), si inizia a far luce sul nuovo volto della mafia, soprattutto trapanese, e degli affari miliardari del boss in Sicilia, nel resto dell’Italia, Sardegna compresa, e oltre oceano.

IL SECONDO COVO – A proposito del covo, è stato reso noto che al suo interno sono state rinvenute diverse scatole, alcune contenenti gioielli e pietre preziose (una parte del tesoro suo e dell’altro boss, Totò Riina), altre scatole piene di documenti e altre ancora vuote, come c’era da aspettarsi dato il tempo trascorso dall’arresto al suo “ritrovamento”, tempo che ha lasciato la possibilità ai fedelissimi di Messina Denaro di portare via le carte più compromettenti.

IL PATRIMONIO – Quantificare il patrimonio di Messina Denaro è difficile. Ma se, come sostengono i magistrati, solo una parte del tesoro del padrino è stata trovata e confiscata, a quanto ammonta il suo patrimonio? Le ricchezze illecite ancora da scoprire sarebbero enormi, a partire dai soldi che gli sarebbero stati affidati da Totò Riina. Secondo una prima stima (per difetto), i proventi di una vita di traffici di droga, estorsioni, riciclaggio nei settori più disparati, ammonterebbero a circa 4 miliardi di euro.

LE RINNOVABILI – Una parte di questo tesoro è frutto degli investimenti nelle energie rinnovabili, in particolare l’eolico, settore seguito per il boss dall’imprenditore trapanese Vito Nicastri (ex elettricista nonché pioniere del green in Sicilia).

LA SARDEGNA – E l’affare dell’eolico approdato anche in Sardegna dove a Ploaghe, nel 2009 i Carabinieri misero sotto sequestro uno dei più grandi parchi eolici mai costruiti nell’Isola, con oltre 50 pale, riconducibile, sempre attraverso Nicastri, a Messina Denaro.

L’EDILIZIA E LA GRANDE DISTRIBUZIONE – L’altro settore in cui si sono concentrati gli affari di Messina Denaro sono  l’edilizia e la grande distribuzione, quest’ultima attraverso la ‘6 Gdo’ di Giuseppe Grigoli (il salumiere diventato in poco tempo il re dei Despar siciliani, al quale furono sequestrati beni – di proprietà del boss secondo i magistrati – per 700 milioni).

IL TURISMO –  Anche nell’ex Valtur di proprietà di Carmelo Patti (ex muratore di Castelvetrano divenuto capitano d’azienda ma finito nei guai per evasione fiscale), secondo i pm, ci sarebbero stati soldi del capomafia. Braccio destro di Patti sarebbe stato il commercialista Michele Alagna, padre di una delle amanti del boss, Francesca, che al boss ha dato una figlia mai riconosciuta. Nel 2018 il tribunale di Trapani gli sequestrò beni per un miliardo e mezzo e scattarono i  sigilli a resort, beni della vecchia Valtur, una barca, un campo da golf, terreni, 232 proprietà immobiliari e 25 società.

IL VENEZUELA – Gli affari del capomafia, però, non si sarebbero esauriti in Italia: ma sarebbero arrivati anche in Venezuela, regno dei clan Cuntrera e Caruana. Un pentito “minore”, Franco Safina, raccontò che Messina Denaro aveva un tesoro in Venezuela creato investendo 5 milioni di dollari in un’azienda di pollame. Per gli inquirenti un evidente escamotage per riciclare i proventi del traffico di stupefacenti.

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Sonia