Autismo, abilismo e ddl Zan: tanti i luoghi comuni da sfatare

Nel caos che si è creato a seguito della lunga polemica sul ddl Zan, il movimento “femminista” di cui si è fatta (da sola) portavoce, in Senato, la giornalista Marina Terragni ha portato avanti una teoria estremamente assurda che oggi voglio raccontarvi.

Niccolò Scarnato

Articolo nato sulle pagine di RadFem Italia (movimento Femminismo Radicale) cita l’esperienza di tale Christian Wilton-King, un sedicente “esperto” che sostiene di aver lavorato per decenni nel campo autismo (sostiene perché nessuno prima di quest’evento lo ha mai sentito nominare) che dichiara: «Quasi metà dei minori che si rivolgono alle cliniche per l’identità di genere soffre di disturbi dello spettro autistico, ma riceve diagnosi di disforia e cure ormonali».

Sappiamo benissimo che questo corrisponde ad un falso, per due motivi precisi, il percorso per la disforia di genere è estremamente lungo ed articolato e vengono coinvolte tutte le figure necessarie, non solo psichiatri ma anche neuropsichiatri e tutti gli accertamenti vengono eseguiti in maniera minuziosa, il percorso è ad oggi talmente patologizzante da essere stremante per chiunque voglia intraprendere un percorso di transizione e in presenza di una diagnosi di questo genere, per pura ignoranza, i tribunali concedono a fatica anche il cambio anagrafico del nome, considerando la persona autistica «incapace di intendere e volere» quando di fatto non lo è.

Il secondo motivo è legato agli stereotipi, la tesi portata avanti dal femminismo radicale sarebbe che le persone autistiche siano in realtà più manipolabili perché soggetti deboli, e questo è assolutamente falso. In una società normocentrica che costringe chi è   nello spettro a mettersi in discussione, è molto più facile che un autistico conosca se stessa rispetto ad un neurotipico, e quindi sappiamo benissimo che esiste una specifica caratteristica molto comune a tantissime persone autistiche che si definisce in gergo estrema rigidità di pensiero, caratteristica che ci rende meno inclini in media alle manipolazioni e ai convincimenti da parte di altri, in altre parole quando tutti dicono che non “si da retta”, ecco questo accade perché se ciò che ci viene chiesto di fare o di pensare ha una logica fallace, il cervello è ovvio che lo rifiuti. Ma nonostante queste argomentazioni, provenienti dalla bocca di ben due persone Autistiche (il sottoscritto e un altro referente) siano arrivate ad un confronto tra noi e Marina Terragni, questa non ha cambiato minimamente la sua linea pur di mantenere una posizione di “pensiero” che invalidi l’identità delle persone Transgender.

La risposta che personalmente mi ha dato è stata “Si sbaglia questo articolo vi tutela non fa disinformazione” trattandoci quindi da persone non in grado di autodeterminarsi, e concludendo il confronto fuggendo e bloccandoci entrambi. Fantasie le sue che però purtroppo, nonostante i nostri tentativi di far capire che erano fandonie, è andata ad esprimerle in Senato addirittura, a personaggi politici altrettanto abilisti. Questa signora che non ha nessun titolo di studio dedicato per parlare di autismo (è una semplice giornalista), che non ha esperienza diretta con il mondo autismo (non è genitore e non è una ) è solo l’ennesimo personaggio pubblico che prende l’autismo e ne fa quello che vuole, parlandone come preferisce e creando stigma, al pari di personaggi come Paolo Crepet (che ho avuto la sfortuna di incontrare di persona venerdì e se vorrete vi racconterò). Esistono personaggi nel mondo dello spettacolo però che sono titolati a parlare di questo argomento, escludendo i già noti Gianluca Nicoletti e Elio e le Storie Tese (entrambi genitori che lottano per la consapevolezza) esiste un testimonial nel mondo dello spettacolo scelto e approvato direttamente dal mondo dell’autismo per portare la loro voce, questa persona è Alessandro Cecchi Paone che il 18 di Giugno ha parlato a tutto il paese della giornata dell’orgoglio Autistico presentando al pubblico gli aspetti di questo  mondo.

O ancora Fedez e Chiara Ferragni premiati ai Diversity Media Awards 2021 proprio per il loro impegno per la disabilità. Sul tema Autismo queste persone dovrebbero essere interpellate dal governo e non una giornalista che si autodefinisce “voce del femminismo” nonostante tantissime femministe dicano pubblicamente che Marina Terragni non rappresenta nessuna di loro. Una giornalista che ha evidente paura di ogni diversità a questo mondo. Una giornalista che discrimina la comunità autistica e che con prepotenza fa loro del male disinformando. Una giornalista che ha accusato gli autistici che l’hanno affrontata per il proprio diritto di non ricevere ulteriore stigma di darle il tormento. Una giornalista che si sente vittima in quanto parte (sempre secondo lei) di una minoranza, ma che non si fa problemi ad essere carnefice verso altre minoranze.

La più grande forma di abilismo che le persone autistiche ricevono è proprio quella di essere viste solo come un insieme di deficit e incapaci di un ragionamento corretto e lineare con la realtà.

La gente ci considera come persone che percepiscono una realtà distorta quando non è affatto così. Vedere il mondo in maniera diversa non significa che quella maniera sia sbagliata.

Cari Senatori, in Senato dovreste ricevere le persone autistiche se affrontate il tema, noi sappiamo l’abilismo che subiamo e come lo subiamo, non persone che di autismo, analogamente a voi, non sanno niente, e se non ci rendete partecipi per questioni che ci riguardano state compiendo abilismo anche voi, considerando le nostre persone come incapaci di autodeterminarsi. Considerando noi dei “malati mentali” la cui parola non ha valore. E questo dovrà cambiare.

Niccolò Scarnato

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Sonia