8 marzo. CGIL: “Ancora troppe donne sottopagate e il Covid ha peggiorato la situazione”

Lisa lavoratrice stagionale turistica ultradecennale così come il suo compagno, ha visto annullare totalmente il suo reddito composto da salario e indennità di disoccupazione. I ristori predisposti dal governo non hanno alleviato la sua condizione di lavoratrice e nel frattempo neo mamma. Le prospettive per la stagione futura non sono rosee considerati i tempi incerti della pandemia. Se dovessero riprendere, bisogna fare i conti con i servizi per l’infanzia che sono carenti e gravano totalmente su bilanci familiari già compromessi. Poi c’è Giovanna operatrice dell’infanzia e mamma di un bimbo di 6 mesi si è vista modificare il suo orario di lavoro compromettendo la conciliazione tra lavoro e allattamento. Un ordine di servizio ha stravolto la sua vita portandola ad una scelta dolorosa ma obbligata: le dimissioni volontarie. Paola separata in pandemia senza nessuna occupazione  stabile, la sua attività principale era quella di cura della famiglia. Con due figli da seguire si è dovuta reinventare facendo la badante in nero, senza nessuna tutela reddituale. In DAD o in periodi di quarantena non ha potuto neanche conseguire quel reddito in nero. Cecilia smartworker che da ormai un anno lavora da casa. La segregazione sociale logora mentalmente e in molti casi provoca ansia e depressione. Purtroppo l’attività di smartworking in pandemia ha evidenziato i limiti di una modalità lavorativa che ha bisogno di essere codificata in maniera più precisa e puntuale. Francesca impiegata ha dovuto prendere il congedo non retribuito in quanto quello previsto per Covid non era sufficiente a coprire il periodo interessato. L’azienda pretende che quelle ore usufruite vengano comunque recuperate entro il 2021. Oltre al danno economico anche la beffa.Franca giovane pensionata, è stata un sostegno per i figli che non potevano assentarsi dal lavoro, e per tutto il periodo pandemico ha seguito i nipoti.

Nomi di donne, volti di donne e immagini femminili sempre troppo fragili nonostante il ruolo che ricoporono da sempre nella società. Oggi, 8 marzo, la sezione femminile della CGIL racconta le loro storie per denunciare ancora “le criticità che vive l’universo femminile nella nostra società e che  la pandemia ha prepotentemente aggravato”.

“L’epidemia ha visto un aumento della violenza maschile nel periodo del lockdown in cui la casa si trasformava in un luogo di reclusione e sofferenza. Ci si è trovate davanti a discriminazioni lavorative riguardanti le opportunità e le scelte che ognuna ha dovuto compiere per sopperire anche all’altro ruolo, quello di cura, che spesso viene ricoperto. Cura dei figli e della famiglia allargata” scrivono le esponenti femminili del sindacato.  Lo smartworking, che si è sovrapposto alle incombenze domestiche, aggrava la segregazione sociale che non ha permesso la separazione spaziale degli stessi. Le smartworker si trovano incastrate tra attività lavorativa, molto spesso DAD e faccende domestiche, che stritolano le donne in un vortice che le assorbe, lasciandole prive di ogni spazio personale da gestire o ritagliarsi.

il Covid ha messo in ginocchio settori dove la presenza femminile è predominante. La percentuale di occupazione femminile in Italia è del 49%, assai inferiore alla media europea che si attesta al 62%. A dicembre l’Istat dichiara che su 444.000 occupati in meno nel 2020, il 70% è costituito da donne. Il motivo del crollo occupazionale ha a che fare con la natura del lavoro stesso, questo perché le donne sono impiegate nei settori che più di tutti vivono la crisi come quello dei servizi e quello domestico, dove i contratti sono più precari e in maggioranza part-time.

«I contesti in cui la donna agisce sono gravati da pregiudizi in cui persistono linguaggi stereotipati e offensivi a uso e consumo di una società intrisa di machismo. Spesso, oltre a esserne vittime, ne sono anche fautrici. Le prevaricazioni esercitate sulle donne limitano, oltre che le possibilità di crescita femminile, anche lo sviluppo della società stessa. La crescita delle donne è una condizione essenziale allo sviluppo della società» concludono le sindacaliste.

Share
Published by
Sonia