Coronavirus. L’Italia tra psicosi e pareri contrastanti. Gismondo: “Notizie che fomentano la paura”

Dopo uno scontro a distanza con il medico Roberto Burioni sul Coronavirus, la dottoressa catanese Maria Rita Gismondo, che dirige il laboratorio del Sacco di Milano, ha rilasciato un’intervista ad un noto giornale nazionale, ribadendo in maniera più decisa, quanto affermato in precedenza: «c’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo, sembra che siamo in guerra – ha precisato – ma non siamo in guerra. Non penso che la prossima settimana si possa parlare di Coronavirus. Quando tutto questo sarà finito mi farò fare un ciondolo  d’oro a forma di Coronavirus, poi lo metto al collo e sarà il mio trofeo».

E su Burioni ha aggiunto: «Burioni? Lasciamolo alla sua gloria».

Il dilagare della psicosi non è però solo un parere, seppur autorevole, come quello della dottoressa Gismondo, ma uno scenario reale, facilmente e tristemente confutabile: una delle testimonianze è la situazione della comunità cinese nel nostro Paese, che subisce con frequenza discriminazione, insulti e dileggi.

E non solo.

È risalente ad appena due giorni fa l’episodio di aggressione ai danni di un uomo cinese in un rifornitore di benzina, in provincia di Vicenza: l’uomo sarebbe entrato nel bar per cambiare alcune banconote e sarebbe stato apostrofato da una barista con “hai il coronavirus, non puoi entrare”.

Nel sentire la frase, un trentenne presente nell’esercizio ha afferrato una bottiglia di birra, rompendola sulla testa del giovane cinese, che ha presentato denuncia ai Carabinieri.

Alcune fonti parlano di scene che si svolgono nell’indifferenza più totale; episodi di razzismo che si ripetono quotidianamente e che non sempre vengono denunciati.

A dare man forte alle tesi di allarmismo ingiustificato è Walter Ricciardi, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel dichiarare che: «l’allarme deve essere ridimensionato perché è giusto non sottovalutare la malattia, ma che è opportuno specificare che il 95% guarisce e che le persone decedute avevano già condizioni gravi di salute».

F.B.

© Tutti i diritti riservati

Share
Published by
Sonia