Liliana Segre incontra gli studenti a Milano: “I nazisti ad Auschwitz erano i bulli di allora”

Liliana Segre si è rivolta agli studenti al teatro Arcimboldi di Milano durante l’incontro di lunedì 20 gennaio in occasione della Giornata della Memoria, raccontando nella sua esperienza di deportata, i suoi sentimenti più profondi ed ancora una volta diventando simbolo di una umanità che vince sulla mediocre piccolezza dei nazisti:  «Sognavo la vendetta – ha affermato ricordando di quando aveva avuto l’occasione di raccogliere la pistola di uno dei suoi carcerieri – La vidi e pensai: “ora lo uccido”. Mi sembrava il giusto finale di quello che avevo sofferto  ma poi capii che non ero come quegli assassini, non avrei mai potuto uccidere nessuno. E mentre la tentazione era fortissima la più grande che ho avuto nella mia vita, non raccolsi quella pistola. E da quel momento – ha spiegato – sono diventata quella donna libera e di pace che sono anche adesso».

La grandezza di Liliana Segre e la sua dirompente forza interiore fanno quasi dimenticare il dilemma umanissimo e lacerante della scelta che si è trovata a compiere, dopo aver perso ogni cosa, dopo aver subìto gli strappi più dolorosi.

Non ha perso la sua integrità, la sua statura morale, tutto ciò di importante che la sua famiglia le aveva trasmesso e che ora era lì, davanti ai suoi occhi di ragazzina cresciuta precocemente.

Liliana Segre ha scelto la pace nel senso più profondo, diventando in quel momento, inconsapevole delle conseguenze ma consapevole delle sue azioni, una donna libera.

La Senatrice ha affrontato, nelle sue riflessioni anche il tema del bullismo: «I bulli bisogna compiangerli, è più forte la vittima del bullo stesso. È il bullo che va curato, non la vittima e la vittima deve essere più coraggiosa e denunciare “mentre chi sta intorno” non deve essere indifferente e stare con il bullo che sembra più forte – ha concluso la Segre ricordando che – i nazisti ad Auschwitz erano i bulli di allora».

F.B.

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Sonia