Mastru Predischedda, al secolo Francesco Ganga, e la sua famosa marcetta “Da Onanì a Siligo”

Brioso, estroso, riflessivo, arguto, brillante, bohemien, gaudente, mite, pungente, tutto questo era il maestro Francesco Ganga, per i nuoresi Mastru Predischedda; tutto questo e molto di più.

Mastru Predischedda “Da Onanì a Siligo”, Tonino Pintori al sax, Gianluca Pitzolu al pianoforte

Nato a Nuoro il 26 marzo del 1865, Predischedda è passato alla storia cittadina – come ricordava l’appassionato cultore di storia nuorese, Diego Pasquale Mingioni – come un grande “idealista e sognatore nell’eccezione più ampia del termine; albergava in lui un respiro di grande, un’anima bambina, un qualcosa che era instabilità e certezza, un demone forse, che non gli dava pace e voleva esplodere ad ogni costo”. E Mastru Predischedda per soddisfare ed afferrare quel vulcanico quid che lo tormentava, si buttò a capofitto nello studio, nella ricerca letteraria e filosofica, catalogando, consultando, confrontando testi d’ogni genere, in ritiri improvvisati e meditazioni, fino a riconoscersi colto, a ritrovarsi istintivamente e senza scosse, poeta, scrittore, pedagogo, pittore caricaturista, brillante polemista, musicista e compositore. Tutte doti non comuni che si intuivano già nel giovanissimo Francesco, che fu avviato agli studi superiori.

La famiglia di Francesco Ganga nel 1905

Portati a termine con successo gli studi ginnasiali, infatti, fu inviato a frequentare il Liceo di Sassari, dove ebbe come compagno di scuola il fraterno amico Sebastiano Satta, cui rimase legato per tutta la vita. L’immatura scomparsa del padre Giovanni, lo costrinse a non poter accedere all’Università, e vedere di conseguenza infranti i suoi sogni di diventare medico. Si diplomò alle Scuole Normali (le Scuole Magistrali di allora) ottenendo nell’ottobre del 1887 la cattedra di maestro elementare nel vecchio caseggiato de “su cumbentu” in quel di Mughina. Fu un’insegnante moderno e straordinario per i tempi, ottimo pedagogo, sensibile, comprensivo e molto amato dai suoi alunni, che vedevano in lui un padre e un confidente.

La sua figura, purtroppo, è ingiustamente offuscata dal celebre romanzo Il giorno del giudizio, dove il maestro Ganga è rivive nelle vesti del maestro Manca Pietruzza e Satta ne mette in evidenza (accentuandoli volutamente) i lati negativi, a scapito di quelli positivi (per cui unanimemente era conosciuto).

La signora Nicolina Ganga Marini

Di questo ne ebbe molto a soffrire la sua diletta figlia Nicolina Ganga Marini (Nuoro 1900 – Cagliari 1986), fedele custode della memoria paterna, che spesso negli anni ’70 tornava a Nuoro per un breve periodo di vacanza sul monte Ortobene, in compagnia del pittore Remo Branca, e che riferendosi al celebre romanzo sattiano usava spesso dire: «… mio padre non è quello che si vuol far credere nel romanzo, un uomo abbruttito dal bere. Certo beveva, come d’altronde tutti bevevano a Nuoro allora, ma mio padre era ben altro. Mi dispiace – aggiungeva – ma Boboreddu (il riferimento era allo scrittore Salvatore Satta, suo coetaneo, vicino di casa e compagno di giochi) nel suo romanzo fa morire mio padre in una bettola “…cadendo ucciso dall’ultimo bicchiere di vino”, e questo non doveva farlo!; “er facile faveddare a palas anzenas! commentava, ma si dà il caso che mio padre mori sul suo letto a causa di un forte dispiacere causatogli dalla partenza di suo figlio senza salutarlo. Questo era veramente mio padre, quello che ricordano i veri nuoresi!».

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Con la sua estrosità il poliedrico Predischedda arrivò anche a cimentarsi col canto e con la musica. Discreto violinista, buon cantante dotato di una robusta voce baritonale, si dedicò anche alla composizione musicale. Da gaudente buontempone compose scherzosamente una marcia funebre per i suoi funerali, di cui fece anche le prove con tanto di banda musicale diretta dal maestro Giuseppe Rachel. Tra le sue burlesche e irriverenti canzoni (tra il sacro e il profano) resta la celebre Zia Tatana Faragone, composta parafrasando i versi del canto sacro di Su perdonu (APPROFONDISCI), motivo entrato ormai a pieno titolo nel repertorio dei cori folkoristici, e Da Onanì a Siligo, (vedi filmato) una brillante composizione a tempo di “marcetta” recentemente ritrovata, composta ai primi del ‘900 dal poliedrico maestro sul ritmo dell’andatura del calesse mentre viaggiava per motivi di lavoro.

Spartito musicale Da Onanì a Siligo di Mastru Predischedda

Francesco Ganga morì a Nuoro tra il compianto generale il 30 novembre del 1924. «Morì sulla breccia – scrisse Diego Pasquale Mingioni – colto quasi all’improvviso e a tradimento, forse in un momento di cruccio, di stanchezza spirituale per aver troppo intensamente vissuto, ma certamente con l’anima bambina e pulita»

Michele Pintore

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Salvatore