Nuoro. 1901: Si inaugura il monumento al Cristo Redentore

Quella mattina del 29 agosto del 1901, quando sull’Ortobene la Sardegna intera si radunò idealmente ai piedi del Cristo Redentore

Un ritratto dello scultore Vincenzo Jerace

Era una luminosa mattina del 29 agosto del 1901, quanto la colossale statua del Cristo Redentore, eternata nel bronzo dallo scultore Vincenzo Jerace, libera dal grande telone bianco che lo avvolgeva svettò imponente sui graniti dell’Ortobene su una moltitudine orante che trepidante attendeva l’evento.

La folla ammutolì, quando alle ore 10 il vicario generale della diocesi di Nuoro, canonico Pasquale Lutzu (in rappresentanza del vescovo De Martis, impedito per motivi di salute) ad alta voce lesse solennemente l’atto verbale d’inaugurazione della statua che consegnava a Nuoro e alla Sardegna intera.

«L’anno del Signore mille novecento uno, alle ore dieci del giorno ventinove agosto nella montagna di Ortobene in Nuoro Sardegna, sotto il Pontificato di Leone XIII, regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e volontà della Nazione Re d’Italia: governando questa Diocesi di Galtellì – Nuoro S. E. Mons. Fr. Salvator’Angelo Maria De Martis, dell’Ordine dei Carmeliani, alla presenza delle Autorità Ecclesiastiche, Civili e Militari, coll’intervento del Comitato, di numeroso popolo accorso dal Circondario, dell’Isola e fuori, si è oggi inaugurato solennemente il Monumento Sardo eretto in questa Montagna d’Ortobene per l’intiera regione Sarda, quale Omaggio a Cristo Redentore, giusta la sublime idea del Comitato centrale di Roma e Bologna per gli interessi Cattolici, idea approvata ed encomiata dal S. Padre Leone XIII. La sacra funzione fu eseguita dal Canonico Arciprete D. P. Lutzu, Vicario Generale della Diocesi e presidente del Comitato, facendo poi la consegna della statua, lavorata dall’insigne scultore Prof. Vincenzo Jerace, fusa in bronzo dalla Fonderia di Francesco Braccale in Napoli, a questo Reverendissimo Capitolo della Cattedrale, accettante a mezzo del suo Presidente e Canonici sottoscritti. Letto il presente verbale si approva e si sottoscrive. Arciprete P.Lutzu Presidente Vic. G.le., Rag. Italo Snocchi pel Sottoprefetto di Nuoro avv.Nalle – impedito, Cav. Efisio Marcialis procuratore del Re, I. Tabbia Maggiore, Avv. Enrico Sangiust, Can. Serra Ignazio, Can. Agostino Marchi, Can. Sebastiano Cambosu, Can.Teol. Antonio Giuseppe Solinas, Can. Felice Mura, Can. Rocca Pasquale, Can. Daddi Giovanni, Raccugno Michele parr. rapp.nte Cagliari, Teol. Raimondo Barra rapp.nte dell’ arch. di Cagliari».

Inaugurazione della statua del Redentore (1901)

Si concludeva così la lunga odissea per la realizzazione del grande monumento voluto dalla fede a dalla generosità dei sardi con l’estro di un grande artista come Vincenzo Jerace. Tutto ebbe inizio il 6 luglio del 1899, quando papa Leone XIII ordinò al cardinale Domenico Jacobini, di comunicare al vescovo di Galtellì – Nuoro mons. Salvator’ Angelo Maria De Martis, che la città di Nuoro era stata prescelta per la collocazione di uno dei 19 monumenti sparsi in tutta Italia per commemorare degnamente l’Anno Santo del 1900 che stava per aprirsi. Nonostante le gravi difficoltà finanziarie del tempo, i nuoresi decisero per un’opera d’arte che avrebbe sfidato i secoli, come una statua di dimensioni colossali; a differenza di croci, obelischi, lapidi e cappelle come si era deciso per gli altri monumenti sparsi per l’Italia.

Il vescovo mons. Salvatorangelo De Martis

«Non un pezzo di bronzo – scrisse allora a proposito mons. De Martis – che la fede cristiana porge a un popolo accasciato nelle tribolazioni, ma l’emblema della divinità nella persona del Figlio unigenito di Dio, al quale dovrà rivolgersi l’animo turbato, e troverà conforto e salute». Nuoro accolse con entusiasmo la sfida, e nel novembre del 1899 costituì un comitato “Pro erigendo monumento”, composto dal vescovo De Martis, presidente onorario, e dal canonico Lutzu nella carica di presidente effettivo. Il compito di trovare un’artista per la realizzazione dell’opera, fu dato a un componente dello stesso comitato nuorese, l’avvocato Francesco Mura, che si mise in contatto a Napoli con lo scultore Jerace, di cui aveva già sentito parlare da un  fratello dello stesso, Marino, insegnante di educazione fisica a Nuoro.

La statua del Redentore (foto S.Novellu)

Il 13 febbraio del 1900, lo scultore inviò a Nuoro un modello in gesso del monumento che s’intendeva realizzare. Il modello tra l’ammirazione dei nuoresi fu esposto nella cattedrale di Santa Maria della Neve. Intanto tra tante difficoltà iniziò la raccolta delle offerte in tutta la Sardegna, mentre il vescovo De Martis intervenne personalmente con un contributo di 3000 lire (una cifra favolosa per i tempi). Mancavano circa 1800 lire per raggiungere la quota stabilita, quando intervenne anche la scrittrice Grazia Deledda, con un forte appello alle donne sarde per donare libri, stoffe e lavori di ricamo con lo scopo di organizzare una lotteria al fine di ricavare fondi a favore della raccolta. Scese in campo anche il giovanissimo Francesco Ciusa, esponendo presso la vetrina del negoziante Gasperini nel Corso Garibaldi una statua del “Cristo dell’Ortobene”. Finalmente la cifra necessaria per la realizzazione del monumento fu raggiunta. Quando si tirarono le somme, risultò che l’opera era costata complessivamente 14.671 lire, comprese le spese di fusione, trasporto e installazione. Da tenere presente che lo scultore Jerace non pretese alcun compenso per la sua prestazione artistica, anzi contribuì addirittura con una sua offerta personale. Intanto la statua, fusa in bronzo presso la fonderia Braccale di Napoli, divisa in  15 pezzi (composti in 6 casse) su un treno delle ferrovie Secondarie il 16 luglio del 1901  giunse a Nuoro accolta da una folla festante. L’11 agosto, le casse sistemate su solidi carri trainati da buoi furono trasportate sull’Ortobene. L’inaugurazione del monumento, prevista per il giorno 22, venne spostata al 29 a causa di ritardi dovuti alla messa in opera. Finalmente si arrivò al 29 agosto, data della solenne inaugurazione. Davanti a una marea di fedeli, stimata in circa diecimila persone, la lunga cerimonia iniziata alle ore 10 dal vicario can. Lutzu, si concluse alle 12,30 con la lettura dei telegrammi augurali giunti da papa Leone XIII, Vittorio Emanuele III e la Regina Margherita. Seguì un grande banchetto presso la chiesetta di N.S. del Monte.  Fedele cronista dello storico avvenimento fu un corrispondente del quotidiano La Nuova Sardegna, “Burchiello”, che trafelato dall’Ortobene corse a Nuoro per telegrafare a Sassari alla redazione del suo giornale: «La fantasia più ardita non arriva a immaginare un quadro più pittoresco per luce, per movimento, per colore. Basti dire – continua Burchiello – che tutta la Sardegna è rappresentata, dall’arso Campidano, al verde Logudoro, varietà di costumi mai vista, mai sognata, è una vera fiumana umana. Ripiglio la cronaca – aggiunge il trafelato cronista -, peccato che la ristrettezza del tempo non abbia permesso di presentare l’opera finita».

La grande statua, infatti, tolto l’enorme telone bianco che la ricopriva, fu presentata al pubblico ancora ingabbiata dai ponteggi; da cui la pungente battuta del grande poeta Sebastiano Satta: «Cristo, gli ebrei ti hanno messo in croce, i preti ti hanno messo in gabbia».

Michele Pintore

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Salvatore